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Metro di milano, indignazione sotterranea.

sono stufo MARCIO della metropolitana di Milano. Uno è bello tranquillo che si fa gli affari suoi. Quattro volte su cinque, mentre sta pensando a cosa deve fare oppure si ripassa mentalmente le lezioni oppure ha sonno e vuole dormire in piedi per qualche secondo, arriva qualcuno a rompere.

Possibili rompimaroni nell’ordine:
tizio che suona la fisarmonica
tizio che suona il violino
tizio che suona armonica a bocca
bambino che suona violino
donna che si lamenta (*)
uomo che si lamenta (*)
donna con bambino/a in braccio che si lamenta (*)
ragazza che si lamenta (*)
vecchio che si lamenta (*)

(*)
tutti regolarmente poveri, senza una casa, senza cibo, con 123456789 figli, bisognosi d’aiuto, aiutateci perfavore, una piccola offerta, Dio vi benedica.
———————–

Amen.

Aggiungerei altre cose..
Senza coscienza, senza vergogna, senza bisogno perchè sono vestiti bene, tutti ripetenti la lezioncina imparata a memoria (stesse parole), tutti convnti che il povero stupido italiano sia una mucca da mungere e basta. Non cercano lavoro, non vogliono lavoro, stanno bene così, probabilmente si sentono furbi.

Stento a trattenermi dal mandarli a quel paese.

Mancanza di coscienza che il guadagno deriva dal lavoro, e che i nostri padri erano poveri in canna e hanno messo su un pò di soldi sudando non 7 ma 24 camicie se necessario.

E la vecchietta rimbambita viene in tal modo tacitamente derubata, ed è pure consenziente e convinta di avere fatto una buona azione, mentre invece sostenta queste sanguisughe umane.

La diseducazione passa anche attraverso queste cose.

Mi fanno pena quei poveri bambini che dovrebbero andare a scuola, costretti da genitori irresponsabili e scioperati a fare quello che fanno, forse loro sono gli unici innocenti in una società in cui sono tutti colpevoli, quelli che vogliono mangiare a sbafo alla mensa dei ricchi e i ricchi che permettono loro di farlo.

E la cosa peggiore è che tirano pure in ballo Dio per fare le loro sporcaccionate.. lasciate stare almeno Lui, poverino, che citate ma probabilmente disprezzate pure.

Vergogna, vergogna, vergogna.