Tesi

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Tramite lo studio empirico dei più recenti casi di antitrust verificatisi nel settore farmaceutico, si effettua una comparazione fra le attuali politiche della concorrenza di Italia, Spazio Economico Europeo e Stati Uniti d’America. La ricerca prende l’avvio da un’analisi dei principali risultati teorici riguardo ai fattori che facilitano i comportamenti anticompetitivi, per poi confrontarli con le specificità del settore farmaceutico. Esso si è dimostrato soprattutto sensibile al rischio dei fenomeni di collusione, non solo riguardo alle questioni legate ai diritti di proprietà intellettuale, ma anche in tutti quei sottosettori caratterizzati da omogeneità dei prodotti venduti: le connessioni con la chimica fine, il mercato dei farmaci generici ed il comparto parafarmaceutico. Si analizza quindi il modo in cui le differenti impostazioni di regolamentazione e di politica di perseguimento della concorrenza, presenti nelle tre diverse aree geografiche, possano anch’esse avere causato delle differenze nei relativi comportamenti illegali delle imprese. Proprio la maggiore regolamentazione del settore nel nostro continente potrebbe aver spinto le imprese europee a contrastare la relativa perdita di competitività con pratiche di fissazione segreta del prezzo a livello mondiale. La assoluta casualità, indipendente da fattori economici, dei motivi della scoperta dei casi presentati lascia supporre che questi siano comunque un campione abbastanza rappresentativo anche rispetto a quelli non scoperti. Al tempo stesso getta una pesante ombra sulla rilevanza percentuale di questo campione rispetto al totale, e cioè sul fatto che le autorità antitrust riescano effettivamente a smascherare una percentuale ragionevolmente alta delle violazioni effettivamente attuate.

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