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La mala educaciòn

Non è che al film manchi il “tocco femminile” come ha scritto Stephanie Zacareck su Salon. Mancano proprio le donne, se non sotto forma di travestiti.
Il più fascinoso di tutti si chiama Zahara: nel vestito di paillettes effetto nudo, il messicano Gael Garcìa Bernal imita la diva spagnola anni Sessanta Sara Montiel (la canzone è “Quizàs”, poi arriverà “Maniquì parisien”,poi “Un cuore matto” di Little Tony, poi “Moon River”).
Con Diego Luna, Bernal era uno dei ragazzini timidi scelti da Alfonso Cuaròn per “Y tu mamà tambièn”. I tacchi alti gli stanno bene.
Stanno meno bene a Paquita – Javier Càmara (l’infermiere benigno di “Parla con lei”), che però li mette lo stesso. Purtroppo deve scontare un atroce doppiaggio italiano in falsetto, che non ricordiamo di aver sentito nella versione originale.
Gli altri personaggi sono preti innamorati, preti assassini, preti spretati, registi che cercano una storia per farne un film, attori di teatro che vogliono far cinema, ragazzini molestati.
Il regista che diceva “Scrivo più volentieri per le donne, gli uomini sono inesistenti dal punto di vista drammaturgico” ha cambiato idea.
O semplicemente si è stufato di fornire connotati femminili ai suoi oggetti del desiderio, come fece Proust trasformando il baffuto autista in una signorina di nome Albertine.
Se esiste la famme fatale, perchè non potrebbe esistere l’homme fatal? Uno che non si ferma davanti a nulla, che progetta un assassinio al museo dei mascheroni di cartapesta proprio come Barbara Stanwyck e Fred Mac-Murray meditavano di far fuori il terzo incomodo al supermercato.
Poi decidevano di non vedersi per un pò. Poi scoprivano che il postino suona sempre due volte.
“La mala educaciòn” è un noir, i preti fanno da sfondo, non c’è bisogno di difenderli d’ufficio dicendo “io sono andato a scuola dai salesiani, e tutte quelle brutte cose non le ho viste” (è come se i venditori di spazzola protestassero contro “Morte di un commesso viaggiatore”).
Lo sbaglio fu scambiare “Tutto su mia madre” per un film sull’amore materno.
E “Parla con lei” per un film sui risvegli dal coma.
Anche quelle erano passionacce, con qualche lacrima che quì manca.