Torniamo alle regole? (2)

Vogliamo tornare tutti alle regole che le istituzioni comportano? Poche regole, ma ferme, a cominciare dalle scuole.

Il preside di una scuola media statale ha invitato le studentesse a non presentarsi alle lezioni con i pantaloni a vita bassa e il ventre scoperto. Apriti cielo.

Un preside moralista, retrivo che reprime la libertà diabbigliarsi come si vuole e nega il diritto di ostentare l’ombelico. (Questo più o meno il tono di alcuni giornali).

Oddio un ombelico non fa effetto a nessuno, soprattutto d’estate quando, oltre alla pancia nuda sono nude le braccia e scoperte le spalle e il sole picchia e l’abbigliamento estivo ha la sua ragione d’essere. Ma non vi pare insensato arrivare a scuola con giacconi imbottiti e con golfini caldi, di lana, ma corti sopra la vita e i jeans sotto i fianchi, ed entrare in aula con la vita scoperta in omaggio a una moda che omologa tutte le pance e i fondoschiena delle nostre fanciulle? Non c’è una ragione estetica perché è bello ciò che è anche originale, e non c’è neppure, credo, il gusto della provocazione.

Non vedo proprio niente di scandaloso in un ombelico e infatti i compagni di scuola sembrano del tutto indifferenti ormai che ci hanno fatto l’abitudine (e se ne fossero turbati sarebbe più grave) ma è un conformismo francamente stupido, come del resto tutti i conformismi; dimostra oltre a una mancanza di adeguatezza, una totale assenza di autonomia, di libertà d’essere.

Qui non c’entra essere stretti o larghi di vedute. Qui c’entra, che l’Istituto ha una funzione e quella funzione presuppone alcune regole. “Allora uno non può essere libero di vestirsi come gli pare?” Sì e no. È libero di scegliersi il look che crede, adeguato tuttavia al luogo che frequenta, il che certo presuppone un minimo di ordine di valori. Ma che il preside abbia la facoltà di pretendere un comportamento anche esterno, adatto alla scuola, che è (o dovrebbe essere) un luogo di formazione e di crescita personale, a me pare sacrosanto.

Che abbia la facoltà di imporre alcune regole e di esigere che siano rispettate mi pare che rientri nelle sue funzioni. È solo un fatto di disciplina? Benissimo, si cominci a scuola a imparare il rispetto delle regole, visto che se ne è persa la nozione in questa nostra società sgangherata dove è stato letteralmente stravolto il concetto di libertà. Naturalmente, la funzione fondamentale della scuola non è di mettere dei paletti, ci mancherebbe, ma in un clima più ordinato grazie a qualche robusto paletto, è più facile che essa assolva al suo ruolo fondamentale: quello di stimolare nei giovani, lo sviluppo della personalità, la fierezza di essere parte di una comunità di individui, ciascuno con la propria identità che già si percepisce nel modo d’apparire, perché se si è individui appunto, e non espressioni di modelli standardizzati, ciò che di noi si da a vedere corrisponde a ciò che si è.

La tendenza di tanti giovani di rientrare in un’immagine comune, che li renda il più possibile uguali agli altri e diversi da se stessi, può essere solo un innocente e passeggero omaggio agli stereotipi, ma può diventare qualcosa di molto più allarmante, negli anni della formazione. Può rallentare o perfino arrestare la maturazione interiore, la scoperta della propria essenza.

Ritorniamo tutti, padri e figli e maestri, ad accettare e a rispettare le regole delle istituzioni, se vogliamo essere davvero liberi nello spirito e indipendenti nel pensiero.
Milli Martinelli
Metro – mer 3/11/2004

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Mai più d’accordo di così. (JJB)




2 pensieri su “Torniamo alle regole? (2)

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