Addio Mentana

Nel ’93, per dire a Berlusconi che non doveva attaccare Montanelli e rompere con lui, il direttore di questo giornale, che ce l’aveva su con l’opportunismo di Mentana nella bufera di mani pulite, scrisse che semmai da licenziare era lui, Enrico o Chicco, mentre Montanelli con tutti i suoi cattivi umori, la sua impietosa fronda, se lo doveva serbare come un lievito prezioso per la sua avventura pubblica. Il Cav. come sempre non diede retta, Montanelli diventò uno strano e paradossale comunista, e Mentana ha retto fino a ieri il Tg5 da campione del giornalismo qual è, da persona che sa cosa siano la prudenza e il coraggio e di queste due virtù suona per intero la tastiera.

Ora se ne è andato, forzato da un Berlusconi troppo convinto che le questioni politiche si risolvono con il marketing dell’immagine personale, lasciando il campo con stile a Carlo Rossella, una caro amico che purtroppo talvolta condivide, anche tricologicamente, questa convinzione di Berlusconi.

Auguri a Rossella, e che non si lasci tentare dal far crescere anche i baffi all’Amor Nostro. Ma onore delle armi a Mentana, perché il dissenso politico o quello sul modo di fare il giornalismo oggi, più oratorio e partigiano nella nostra concezione e più asettico e professionale nella sua, non esclude, anzi include necessariamente, una valutazione non faziosa delle sue incredibili qualità, riconosciute ieri da tutti i critici che non hanno portato il cervello all’ammasso della propaganda intorno al “regime”.

L’ultimo Mentana, poi, quello che si lascia rapire dalla realtà e che sguinzaglia il fantastico cane da reporter, il magnifico Toni Capuozzo, appresso alle banalità e ai luoghi comuni dell’antimperialismo reazionario e del buonismo di risulta, ha chiamato un applauso sincero, una standing ovation come dicono quelli che applaudono in inglese. Ma anche l’altro direttore del Tg5, quello attento e scaltro che ora promette vigilanza editoriale, quello che non si schiera e lo rimarca puntigliosamente, quello che sa farsi alla grande anche (e legittimamente) gli affari suoi, alla fine bisogna dire che ci piace, ci è piaciuto. Se tutti i giornali e i tg fossero come il Foglio, l’Italia esploderebbe di eccesso. L’esistenza di un giornalismo colto, professionale, che tende all’obiettività sapendo di non poterla mai afferrare in pieno, un giornalismo che è tecnica più che opinione, notizia e racconto più che analisi, sta a cuore anche a noi che facciamo il contrario, con le cautele di non propagandare altro che le nostre informazioni e le nostre idee.

Se poi è fatto, quel giornalismo, alla Mentana, cioè alla grande, e in concorrenza con le pigrizie storiche di gran parte del giornalismo Rai, bisogna perfino dire che quella volta il Cav. ha fatto bene a non darci retta. Il che ci costa.

Il Foglio – 13/11/2004

2 pensieri su “Addio Mentana

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