Quanto sono coglioni i giovani d’oggi?

Non c’è dubbio che il fenomeno alternativo alla droga, l’alcol, è devastante per i nostri giovani quanto il primo. Il guaio è che è sottovalutato, sia in casa che dagli educatori. E non parliamo delle discoteche con quelle bevute “lisce”, cioè senza l’aggiunta di pasticche e porcherie varie, che poi portano alle tragedie del sabato sera. L’alcol fa danni in quella specie di normalità che è la birretta di troppo, magari dopo la pizza o seduti ai girdini con gli amici a “cazzeggiare”.
L’idea della noia è anche in questo semplice fare, che, in partenza non ha nulla di estremamente male, ma che con il tempo diventa un’abitudine all’alcol destinata, con il passare degli, a divenire aperitivo alcolico e quindi whisky, con l’avanzare dell’età .
Per gli adulti la situazione è altra, il numero di barboni che si attaccano alla bottiglia è proporzionato al disagio sociale che nelle grande città ormai insostenibile.
Ma parliamo dei giovani bevitori: in Italia fanno uso di alcol 800mila under 16; nel Belpaese come in Europa rappresenta il primo fattore di rischio di invalidità, mortalità prematura e malattia cronica tra i giovani ed è la causa della morte di un ragazzo su quattro tra i 15 e i 29 anni.
In generalle è l’alcol la “droga” micidiale che provoca direttamente o indirettamente il 10% di tutte le malattie, il 10% dei tumori, il 63% delle cirrosi epatiche, ma anche il 41% degli omicidi e il 45% degli incidenti, il 9% delle invalidità e delle malattie croniche.
A fornire questi dati drammatici sono le maggiori e più attendibili organizzazioni scientifiche, dall’Organizzazione mondiale della sanità all’Istituto superiore di sanità italiano. E di questi numeri sempre crescenti e dell’allarme che ne deriva si discuterà dal 10 al 12 novembre prossimi a Vibo Valentia, nel corso del congresso nazionale della Società Italiana di Alcologia.
Secondo l’Oms, i costi annuali, sociali e sanitari, sostenuti a causa di problemi collegati all’alcol sono pari al 2-5% del prodotto interno lordo. Inoltre, secondo la stima elaborata dall’Istituto Superiore di Sanità sul prodotto interno lordo nazionale del 2003 (1.324 miliardi di euro) ammonta a circa 40 miliardi di euro anni il costo.
Dalla relazione introduttiva al Congresso di Vibo Valentia Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol-OssFad dell’Istituto Superiore di Sanità si evince che in Italia sono circa 7 milioni gli italiani che consumano quantità di alcol considerabili a maggior rischio e che eccedono le Linee guida per una sana alimentazione dell’Inran-Ministero per le Politiche Agricole (1-2 bicchieri al giorno di una qualsiasi bevanda alcolica per le donne, 2-3 bicchieri al giorno per gli uomini).
Ciò significa che il 19% circa dei consumatori di bevande alcoliche in Italia costituisce la quota di popolazione italiana a maggior rischio di problemi e patologie alcolcorrelate con una prevalenza maggiore per il sesso femminile, di per sè maggiormente vulnerabile agli effetti dell’alcol.
I dati diffusi dall’Iss segnalano inoltre che sono circa 800.000 gli adolescenti italiani al di sotto dei 16 anni (età legale per la somministrazione) che consumano alcolici prediligendo birra, aperitivi alcolici e superalcolici consumati secondo modalità sempre più frequenti di uso più che di consumo di alcol e certamente difformi rispetto alle tradizioni mediterranee.
L’Italia ha in Europa il record dell’iniziazione all’uso di alcol: 11 e 12 anni, rispetto alla media europea che è di 14 anni. Secondo i dati Iss sono sempre più numerosi gli adolescenti che consumano alcol: nel 2001, l’Istat ne ha contati 870.000 di età compresa tra i 14 e i 16 anni, 22.000 in più rispetto al 2000 e 89.000 in più rispetto al 1998 con un lieve decremento nel 2002. Ed è anche nelle fasce più giovanili (14-17 anni e 18-24 anni) che si registrano gli incrementi nel numero di consumatori e consumatrici di bevande alcoliche fuori pasto

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