cattiverie

Che godimento

vedere sconfitto il mio arci-nemico Mac Donalds.

La vendetta, dicono, è un piatto che si gusta freddo, ma quella che si è preso Luca DiGesù, trentacinquenne intraprendente panettiere di Altamura, ha la calda fragranza delle focacce condite con l’olio di Bitonto e la filante delizia della mozzarella che farcisce i rustici al pomodoro. Così, a colpi di pizza col fungo cardoncello – una specialità locale – e pane tipico, Luca ha messo ko nienepopodimenoche il contiguo McDonald’s, costretto dopo cinque anni di onorata attività, a smontare l’insegna variopinta, tirare giù la saracinesca e fare le valige.
É la vendetta del local sul global, del cibo lento (slow food) su quello fast, del prodotto tipico su quello omologato e omologante. Yankee go home, quindi, ma cacciati via dalla stessa inesorabile arma che da sempre brandiscono in tutti gli angoli del mondo: il mercato.
Non sono stati infatti i boicottaggi in salsa no global o ancora peggio le azioni dirette – come quella del pasionario francese del Roquefort, Josè Bové, che un McDo in costruzione l’ha smontato mattone per mattone, finendo per altro in galera – ma semplicemente la forza della tradizione e l’oculata politica dei prezzi di Luca – i suoi avversari avrebbero preferito parlare di marketing – a convincere i capoccioni della multinazionale che da quelle parti non tirava aria buona per hamburger e patatine. E suo malgrado il fornaio pugliese è diventato un emblema, l’eroe che riscatta il cibo tipico e affossa la megadistribuzione, il Davide contro Golia dei fornelli. La sua storia è rimbalzata in Francia, dove lo sciovinismo si coniuga anche e soprattutto con la difesa dei prodotti con la erre moscia, e dove è di questi giorni la lotta delle piccole boulangerie contro l’invadenza della baguette industriale. Ma è anche una storia di democrazia quella che arriva dalla Puglia.
Alla fine è stata la gente, sono stati i consumatori, a decidere le sorti della contesa: hanno potuto più le papille gustative – e perchè no i conti della massaia – che i verbosi editti contro la globalizzazione. Fatte le somme e ascoltato il palato, dopo il primo innamoramento, in quel di Altamura hanno via via disertato lo stroboscopico locale a stelle e strisce e i suoi panini standardizzati per spostarsi nel ruspante forno tradizionale.
E giorno dopo giorno i ricavi della multinazionale si sono assottigliati fino a farsi così impalapabili da consigliare di gettare la spugna. Certo, a ben vedere l’impresa di Luca è stata agevolata dal particolare azzardo tentato dalMcDo. Loro, l’emblema del mangiare in catena di montaggio e del panino anemico sono andati a sfidare il nemico nel suo territorio, là dove nasce forse il pane più famoso d’Italia, quello con la corteccia scura e la pasta gialla che gli viene dalla semola di grano duro con cui è impastato, Non solo ma da quelle parti, dobe la Murgia finisce ai confini con la Lucania, i malcapitati americani si sono imbattuti in altre terribili armi di degustazione di massa: olio, pomodoro fresco e burrata. Una debaclé, un Vietnam gastronomico in piena regola.
I pugliesi hanno abboccato per qualche tempo ma poi, quatti quatti, durante lo struscio pomeridiano o nella pausa pranzo, hanno preso sempre più spesso a tradire il McMenù con pizze e focacce. E i manager a stelle a strisce hanno capito che se è difficile esportare la democrazia a cannonate può essere addirittura impossibile imporre il cattivo gusto.