Ora so come si sente un barbone

Vigevano. Ore 12.35. Sono in ritardissimo per prendere il pullman. Scendo di corsa dalla macchina, saluto a malapena mia mamma e vado in edicola a prendere:
una ricarica wind da 10
due biglietti andata e ritorno per Pavia
un giornale da leggere durante il viaggio.

Ore 12.37. Mi dirigo a tutta fretta verso la fermata del pullman. E’ già arrivato e ha già caricato tutte le persone. Io ho nell’ordine:
il giornale sotto il braccio destro
lo zaino in spalla
la ricarica del cell (aperta mentre correvo) nella mano destra
la plastica che conteneva la ricarica nella mano sinistra.
I biglietti? non lo so, saranno in tasca da qualche parte.

Ore 12.39. Sono arrivata vicino alla porta dell’autobus. Non so come sono riuscita a tenere tutte ste cose in mano correndo. Prima di salire passo di fianco a un cestino dell’immondizia e butto quello che avevo nella mano sinistra (la plastica della ricarica) in modo da liberare una mano per cercare il biglietto da dare al conducente.

Ore 12.40. Salgo sul pullman. Do il biglietto al guidatore, lo convalida, lo riprendo e mi vado a sedere.

Ore 12.41. Le porte si chiudono. Trovo posto. Guardo la mia mano destra e mi dico: "come sono comparsi qui i due biglietti per il viaggio? Strano, prima avevo la ricarica del cell da questa parte".

Ore 12.42. Mi accorgo con orrore che i biglietti sono sempre stati nella mia mano destra. Da quando li ho presi in edicola, fino a quando sono arrivata sul pullman. Ecco cos’era quella cosa simile alla carta che toccavo. Ecco cosa avevo davvero nella mano destra.
E nella sinistra quindi cosa c’era? La carta che conteneva la ricarica? Solo quella? No. Ovviamente la carta c’era ma, dentro di essa, anche la relativa ricarica preppagata.
Che, ovviamente, è finita nel cestino senza aver fatto il suo dovere di ricarica.

Vigevano. Ore 17.35. Sono tornata da Pavia. Scendo dal pullman. Aspetto che le persone dirette a Pavia salgano e che il pullman riparta. Per fortuna è buio. Mi guardo intorno. Poche persone. Lontane. Guardo nel cestino incriminato e sotto un sacchetto vedo risplendere la parte argentata della mia tessera. Mi riguardo intorno. Mi faccio schifo da sola per un attimo. E poi come un bambino quando si tappa il naso, chiude gli occhi e ingoia la medicina schifosa, introduco il braccio nel cestino guardando il cielo. Per fortuna c’è solo un po’ di carta unticcia a fare compagnia alla mia tessera.

Casa. Ore 18.12. Ora sul mio cellulare ci sono 8 euro in più. 8 euro che credevo fossero andate perse. E nella mia vita un’esperienza in più. Essermi sentita una barbona per qualche minuto.

8 pensieri su “Ora so come si sente un barbone

  1. Sei asssssssssoooolutamente terrificante… non avrei mai pensato di poterti immaginare in una simile situazione…eheheheeh =))))
    cmq…no comment…va va..leggi sotto…

  2. Mi ricorda che quella volta in cui ho ravanato 24 ore dopo nel cesto dei rifiuti della fermata d’autobus sotto casa… Avevo buttato lo scontrino di un CD nuovo di pacca passando da lì solo per scoprire che suddetto CD non funzionava… Immagina di sentirti coglione perché buttando lo scontrino hai pensato: “Tanto non serve più”, di sentirti un barbone mentre ravani nel cesto e trovi lo scontrino bello macchiato di gelato al cioccolato (o almeno spero…) ed infine di sentirti una schifezza umano quando in negozio provano il CD e funziona perfettamente…

  3. BTW, devo farmi curare sta dislessia da tastiera… Sto commento che ho lasciato è pieno di errori…

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