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Natale coi tuoi, vita con te stesso.

Sono un clichè.
Un pò mi dispiace un pò non mi stupisce.

Sono un treno, bello fuori e pieno di bozzi nei sedili all’interno, sedili che deludono le aspettative.
Quando scendono, tutti si lamentano, anche quelli che all’inizio, quando sono saliti, dicevano che non avrebbero voluto fare altro. Anche se il capostazione lo diceva, che c’era solo la quarta classe.
Ce n’è per tutti i gusti. 
Dicono che non va bene la direzione, che hanno sbagliato a guardare il tabellone o che il capostazione che gli ha indicato la banchina ha letto male la destinazione sul biglietto.
Dicono che salto le fermate e che i sedili sono troppo scomodi.
Sono un clichè perchè faccio dire a tutti le stesse cose.
Dicono che ho detto bugie. Non le ho dette, e se le ho dette non lo sapevo, e se lo sapevo era per il bene di qualcun altro.
Dicono che ho sgarrato quando l’unico motivo per cui "ho sgarrato" era non sgarrare fino a quando non fosse assolutamente necessario e sicuro il doverlo fare.
Dicono che non capisco niente di quello che dicono, me l’hanno detto in tanti. Possibile anzi probabile, dicano qualcosa che non so!
Dicono che sono un falso e che non dico quello che penso, ma non sanno cosa penso e lo fanno perchè hanno il tempo di pensare a queste cose invece di difendersi da un me diverso che volesse imporre agli altri cosa pensano. Piuttosto sono troppo vero.
Dicono che non mantengo le promesse ma o le hanno capite male oppure l’ho fatto per motivi che difficilmente potrebbero capire. Generalmente sono morali, di principio, quelle cazzate li.
Dicono che sono un malvagio che pianifica (col gatto in grembo) di conquistare il mondo. Magari lo fossi davvero, rischierei di vincere qualche volta nella vita.

Io sono un  treno.
Un treno sempre in ritardo, diretto nel nulla. Breve o lungo, voluto o  meno, il viaggio non soddisfa mai anche se il macchinista fa sempre di tutto per non far sbalzare troppo i vagoni.
All’ultima fermata, poco fa, sono scesi tutti i passeggeri che rimanevano e forse nessuno tornerà mai.
Forse non salirà mai più nessuno in carrozza, e non sarebbe una sorpresa nè uno scandalo, tutti i treni oggi hanno la prima e la seconda.
Niente rimane, solo il fischio lacerante del treno lacerato, e lo sferragliare delle sue ruote sgangherate.
Perchè il treno è ripartito. Solo, zoppo e ferito. E’ ripartito e continua a macinare, respiro dopo respiro del mantice a vapore, 3 schiocchi invece che 2 nei cilindri del motore, nella sua solitudine.
E non la manda a dire a nessuno. Non è colpa di nessuno. E se deve essere colpa di qualcuno, che sia pure colpa del treno.  E’ giusto così ed è meglio così.  

Perchè il treno di guasti ne ha davvero e di ritardi ne ha fatti tanti. E non sa perchè va e dove va, sa solo che bisogna ripartire.

Ci vediamo alla prossima fermata.

Buon Natale.