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Imparare. A vivere.

Ho imparato dalla vita e dagli errori?
Forse no, forse si.
C’è chi pensa che perdere sempre sia un male, io credo sia un segno. Dio mi vuole così bene da darmi la possibilità di imparare dei miei errori invece di cullarmi in una bambagia che mi terrebbe lontano dalla verità della vita. E dalle dure lezioni che mi impartisce. Se potessi scegliere di certo preferirei essere come sono piuttosto che un imbecille incapace di affrontare un problema perchè non ne ha mai avuti.
Sono stato colpevole di innumerevoli sbagli, di cui mi pento amaramente ma che al momento mi sembravano la cosa migliore da fare date quelle circostanze e come mi sentivo, perciò non posso biasimarmi più di tanto. E poi mi piaccio troppo per essere troppo cattivo con me stesso.
Sono umano, e non posso pretendere di far tutto giusto almeno tanto quanto non posso pretendere che tutti mi amino e mi adorino. Perciò mi regolerò come faccio per l’apprezzamento altrui, mi rassegnerò a non venire apprezzato da tutti ed a non fare le cose giuste. Mi accontenterò di farle ogni tanto, come provare a ricostruire qualcosa assieme alla persona con cui sono stato per anni, come passare un esame.
Il passato è spesso duro, ma serve a capire dove si sbaglia e correggersi. Il dolore causato serve a tentare di non causarne più a nessuno.
Il passato è passato, e si differenzia dal presente proprio perchè oramai ci è sfuggito dalle mani e rimane li nella storia della vita, scolpito come nella pietra. Guardarmi indietro a lungo non mi è mai servito nè piaciuto, serve a chi non vuole guardare avanti, serve a chi vuole compatirsi, serve a chi vuole ignorare che la cosa più importante è afferrare il presente ed il prossimo futuro per far si che quello che presto sarà anche lui passato non sia peggiore di quello che lo è già. Il mio passato è quello che guardo per verificare a posteriori cosa ha cagionato cosa, perchè le scelte riguardo a questo o quello sembravano giuste ed invece erano sbagliate, e come non rifare gli stessi errori un’altra volta. E se gli errori erano di ingenuità o involontari per sperare che non accadano più, se erano frutto di decisioni sbagliate per vedere la falla del ragionamento e non commettere più lo stesso sbaglio.
Ho guardato indietro, mi sono segnato gli errori, ho imparato come non farli più e farò del mio meglio.

Ora ho chiuso, I moved on.

Il treno sfreccia nella campagna e dalle nubi uno spicchio di sole si riflette sui finestrini. Il treno ha preso velocità e va verso l’ignoto come sempre, ma con un ciuf ciuf snello, ed il fischio non ha più l’accento lugubre delle gallerie da cui è uscito. Quel tratto ora è storia, vediamo ciò che ci aspetta al prossimo passaggio a livello…

I’m on my way..

Buona vita, e che Dio ci benedica.