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Alone or not, still alive and kickin’. And proud.

Tempo fa avevo degli amici – o meglio credevo che lo fossero. Erano della mia città natale, ed io tornavo spesso il fine settimana a casa solo per vederli pur avendo casa e università a 133 km da li.
Non capivano che ciò che facevo era un sacrificio nei loro confronti, lo davano per scontato. Siccome erano dei muffoni e non erano capaci, LORO, di farsi nuovi amici.. pensavano che sarebbe andato avanti così per sempre. Ma una volta  – evito di approfondire quisquilie inutili – mi fecero uno sgarbo che era piccolo in sè ma grande nel comportamento sotteso agli atti e nelle sue motivazioni.
Non capirono perchè. Pretesi delle scuse che non ottenni. Gli dissi che non li avrei più sentiti ed infatti per anni non ci parlai. Poi dopo anni ad una festa li ritrovai e li salutai come si saluta chiunque.
Non capirono che dopo tanto tempo salutarli non voleva dire che avevo ceduto o cambiato idea.
Pensarono che volessi ricucire per far tornare tutto come prima. Si sbagliavano ovviamente dato che io ero a Milano in sede fissa da tempo e mentre loro uscivano sempre fra di loro – in un modo abbastanza triste – io conoscevo gente o stavo da solo (cosa che peraltro non mi pesava nè mi pesa, perchè IO a differenza loro non avevo bisogno di uscire con qualcuno per sentirmi vivo).
Ma si sbagliarono e vollero fare il brindisi al quale partecipai. Lo feci perchè avevo capito che non avevano capito e mai lo avrebbero fatto,anche spiegandoglielo, che il mio comportamento era dettato da logiche superiori alle loro piccole logiche di ripicca o di vendettina o di "chi parla per primo perde perchè è quello che ha ceduto".
Io avevo superato la cosa loro no. Io avevo stabilito che non valeva neanche la pena non parlargli, sarebbe stata troppa fatica. E poi due parole without strings attached, come dicono gli inglesi, non erano nemmeno sgradite come passatempo.
E comunque perchè fare il muso a qualcuno? Non ne avevo bisogno e non avevo intenzione di fare il braccio di ferro di cui nulla mi importava solo per poi appuntarmi al petto una medaglia di latta.
Ma loro fecero il brindisi ed uno disse: allora hai ancora il mio numero vero? Ci sentiamo (adesso che hai perso – haha perdente – te l’abbiamo fatta vedere!)!
Risposi "come no!". Ovviamente l’avevo cancellato mesi prima.
Ora loro sono li ad uscire da soli fra loro come sempre. Io qui a Milano. Non li ho più sentiti.
Non avevano capito, non hanno capito, non capiranno mai. Non so se si chiedono come mai non mi faccio sentire, se hanno intuito, o se non si sono nemmeno posti la domanda. A questo punto non mi interessa saperlo.
Pochissimi capiscono me e le mie logiche. Spesso non c’è una logica, a volte c’è ed è troppo complicata, a volte è semplice. Ma nessuno generalmente capisce. Quando non c’è pensano a chissà che, quando c’è ed è complicata la semplificano e banalizzano, quando è semplice aggiungono parti non originali per complicarla.. mentre invece basterebbe usare il rasoio di Occam.
A volte solo io mi capisco. A volte neanche io.

Forse per questo mio modo d’essere sono stato praticamente isolato, per tutta la mia esistenza. C’è un naturale confine mentale invalicabile. Le masse non capiscono e passano a qualcun altro più comprensibile.
Per avere una reazione qualsiasi verso di me bisogna prima capire cosa penso, cosa dico, come sono (per poi generalmente essere annoiati a morte, perchè sono anche noioso e niente di speciale).
Dopo questo passaggio generalmente a pochi risulto indifferente, di solito sono profondamente simpatico o antipatico. Non ho mai capito perchè.
Ma siccome sono un pò stupido la mia dote naturale mi aiuta: seleziona quei pochi con cui mi posso relazionare un pò meglio riducendo i numeri (tante cose assieme sono difficili da gestire per uno come me) e lo fa privilegiando la qualità alla quantità.
Quindi io in fondo non mi posso lamentare: se tiro le somme lo vedo anzi come un grande dono.
Posso in definitiva dire di essere geneticamente incomprensibile.
Ed a differenza di come farebbe un sacco di gente, mi amo per questo. Alla follia.