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Riflessioni di una spettatrice

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Cosa spinge la gente ad abbracciare un perfetto sconosciuto nel bel mezzo di piazza Duomo a Milano con un cartello giallo fosforescente in mano? Cosa la spinge ad avvicinarsi e buttarsi tra le sue braccia con gioia, esitazione, entusiasmo, divertimento o imbarazzo? Ho provato ad immedesimarmi in quella gente ma proprio non sono riuscita a darmi una risposta. Io, timida, fredda, cinica e poco predisposta al contatto fisico non sarei mai riuscita a fare una cosa del genere. Sarà forse voglia di divertirsi con gli amici? Voglia di sfidare se stessi e buttarsi a capofitto in una prova di coraggio mandando a farsi benedire la timidezza e la vergogna nonostante tutta quella gente? Sincera voglia d’affetto o puro sfottò?

Cosa spinge una folla a fare il vuoto intorno e a creare gruppi di osservazione ai lati della piazza? Curiosità probabilmente. Sindrome da “fenomeno da baraccone” forse. Ma anche sorpresa e ammirazione, divertimento e genuino interesse.

Chissà quanti tra quelle persone di cui ho osservato espressioni e da cui ho sentito commenti hanno davvero compreso a fondo il significato di questa campagna nata in Australia e diffusa oggi in tutto il mondo. Quello che so è che è stato un bellissimo spettacolo di gente che si lanciava tra le braccia di un anonimo ragazzo (che poi tanto anonimo non era) anche solo per una foto, un timido sorriso o una sincera risata.

Sono stati molti i commenti negativi, le risatine di scherno e a volte anche gli insulti, la diffidenza della gente che si interrogava su quanti soldi volesse l’abbracciatore in cambio di quel gesto d’affetto o su quale firma avrebbe dovuto fare per chissà quale forma di beneficenza.  Ma sono bastate poche semplici cose, un semplice commento, un “vorrei essere come lui, incredibile..”, uno sguardo stupito ed ammirato di una coppietta che si soffermava sulla diversa intensità di ogni abbraccio e dopo aver guardato a lungo decideva di emulare le molte persone che prima i due innamorati si erano solo limitati ad osservare… E’ stato il sorriso compiaciuto di un ragazzo, un “Ma che bella iniziativa, complimenti” e un fotografo misterioso che riprendeva ogni singolo abbraccio dalle più disparate angolature con sorriso soddisfatto… E’ stato un bambino che con l’innocenza, l’entusiasmo e la sincerità che solo i bambini sanno avere continuava ad abbracciare, teneva per la manina, e regalava al misterioso abbracciatore foglietti colorati con la promessa di ritornare il giorno successivo a portargliene altri. E’ bastato tutto questo per farmi comprendere che "questa cosa" dei Free hugs, degli abbracci liberi non è per niente la pagliacciata che pensavo fosse e che è bello anche solo ammirare da lontano qualcuno in grado di donare un sorriso e un gesto di tenerezza e affetto ad una città caotica, individualista e diffidente come Milano.

E’ uno spettacolo che ha la capacità di far rallentare il passo a donne, uomini, bambini e anziani. Uno spettacolo che finchè non si è visto dal vivo non lo si può comprendere. E la parola “spettacolo” non è né eccessiva, né usata a caso. E’ un vero e proprio spettacolo di sorrisi e di tenerezza che ha trattenuto per ore anche un’osservatrice timida, fredda, cinica e poco predisposta al contatto fisico come me. E pure io, nonostante probabilmente non avrò il coraggio di farlo mai mi ritrovo a pensare in questo momento:  “Vorrei essere come lui. Incredibile…”