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Su con il morale

"Su con il morale", così si conclude un’email inviatami da un’amica alcuni giorni fa. Anche altre persone recentemente hanno concluso una telefonata, un’email, una conversazione con questo commento e così mi sono sentito in dovere di chiedermi se il mio morale avesse qualcosa che non va. La risposta è stata negativa, il mio morale non è "a terra".

E così ho realizzato una semplice verità: se l’amica che mi ha scritto l’email mi conosce a sufficienza ed il suo "su con il morale" era una frase di chiusura equivalente ad uno "stammi bene" e simili, non posso dire lo stesso delle altre persone. È la solita vecchia storia: se racconti qualcosa di te molte persone andranno ad interpretare il significato di quanto detto secondo la loro visione e non con la tua. Non c’è niente di male fin qui, la mancanza di empatia è quanto meno comune al giorno d’oggi. È il sentirsi in dovere di queste persone a commentare che mi infastidisce, soprattutto quando il commento sfocia in un noioso ed inutile falso compatimento…

Immaginate di dire a qualcuno che avete ricevuto in regalo 10 kg di caramelle alla menta ed immaginate che questa persona abbia in odio l’aroma della menta. Beh, succede… È il solito "de gustibus ecc…". Immaginate però che questa persona vi risponda con un: "Poverino, mi dispiace!" e che a voi invece le caramelle alla menta piacciano… Che cosa ve ne fate di quella falsa compassione?

Tornando alla questione del morale mi trovo di fronte alla stessa situazione. Il fatto di raccontare che la mia vita sembra instradata su un certo binario ed abbia una certa destinazione non significa che binario e destinazione non mi piacciano. Oddio, magari non sono perfetti, ma se non mi lamento ed il mio morale non ne soffre per quale inutile ragione devo essere compatito ed invitato a stare "su con il morale"?