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Il mio nome è Jona

Sono annoiato dalla consuetudine della mia preveggenza, della mia conoscenza della realtà.  Cose che prevedevo accadono puntualmente, cose che mi infastidiscono si ripresentano, consigli dati e non seguiti si rivelano poi saggi. Trovo sconcertante come la gente ogni giorno debba andare a sbattere contro il muro, e poi spesso neanche dicendo loro qualche parola riescano ad evitare di andare a sbattere di nuovo, oppure lo facciano appositamente, oppure arrivino sempre con notevole ritardo, e comunque in ogni caso l'80% delle volte non capiscano. Niente. Nè si procurino di evitare di fare gli stessi errori un'altra volta. Odio certe tipologie di persone soprattutto: gli strafottenti, quelli che pensano di essere più furbi, che ti danno la pacca sulle spalle e ti accoltellano quando ti giri. Odio gli inetti, odio chi critica e non propone nessuna alternativa. Odio anche quelli che arrivano sempre tardi, che dopo che sono state offerte loro mille possibilità, dopo aver avuto tutto il tempo del mondo arrivano a  farsi le domande che si sarebbero dovuti fare giorni, mesi, anni prima. Che scoprono di desiderare cose che non sono più disponibili e di fronte alle quali hanno storto il naso, accecati dalla loro stupidità o dal loro ottuso orgoglio.

Più che odiare disprezzo. Prima mi dispiaceva per chi non seguiva i miei consigli o non mi dava ascolto e poi ci rimetteva di sua mano. Poi ha cominciato a darmi solo fastidio la loro stupidità. Ora il tutto ha lasciato posto ad una distaccata impassibilità, e l'insofferenza emerge solo quando questo inutile trapestio, quest'agitazione inutile di cuori, menti, corpi che sembra quasi una compensazione alla mancanza di materia grigia, mi arriva così vicina da scompigliarmi il ciuffo.

E' bello rendermi invisibile ed osservare compiaciuto la danza scomposta di tante galline del pollaio, che fanno fanno, ma in fondo non sanno cosa fanno nè perchè.

Poi tornare nella mia tana comoda a sonnecchiare un pò, con un sorriso sornione stampato sulla faccia.