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Libri: Il libro nero dei regimi islamici

Il libro è completo. Esaustivo ma conciso. La prosa non è verbosa, nè ampollosa, nè demagogica. L’approccio che avanza lungo l’asse temporale è a mio parere il più adatto allo scopo, se raffrontato all’alternativa di trattare di ogni paese singolarmente, in successione. Penso che sia stato corretto anche l’approccio alla quantità di nozioni da inserire: abbastanza da non sembrare approssimativo e da fornire sufficienti elementi per approfondire autonomamente la ricerca, ma non così tante da risultare in un appesantimento complessivo.
Opinione personale sul contenuto: un sunto criptico ma simbolico di 300 e passa pagine potrebbe essere: “il costo dell’ignoranza”. L’ignoranza della storia, delle scienze, delle altre culture, di tutto ciò che non sia il testo coranico. I paesi del Medio Oriente sono statisticamente quelli più arretrarti nel sistema scolastico, che comunque resta legato indissolubilmente alla rete della religione sotto l’unica sua forma: la scuola coranica. La traduzione di libri stranieri è così limitata che, sommando i dati sui libri tradotti ed importati in decine di anni, il Qatar raggiunge a stento ⅛ dei numeri annuali di un paese europeo. L’ignoranza delle masse, il perenne stato di sottoistruzione – in parte scelta dei governanti, in parte scelta spontanea per mancanza di fantasia, stimolo intellettuale e curiosità – non è altro che un’arma. Il fondamentalismo sa bene come proprio ai più poveri ed ignoranti, generalmente coltivatori nelle zone rurali teatro della miseria più nera, si possa chiedere ed ottenere il conservatorismo più coriaceo, l’intransigenza più feroce, l’adesione più fedele, spontanea e fanatica ad ideali radicati nei testi sacri e ribaditi durante tutto il ciclo dell’istruzione e nella vita quotidiana. E’ impressionante come nella storia dell’Islam per strani giochi del destino e per effetto delle dinamiche del periodo storico abbia sempre prevalso la fazione più integralista ed estremista, rappresentata oggi magistralmente dai salafiti-wahabiti e dalle componenti più retrive del culto sciita. L’errore da non compiere è certamente quello di confermare la tesi ormai diffusa in Europa e veicolo di un interminabile auto-da-fè: che l’origine di tutti i mali del Medio Oriente e del mondo arabo derivino dall’Occidente e da Israele. Questa scusa per coprire le proprie mancanze è la stessa che viene venduta agli abitanti stessi di questi paesi, e causa del persistente odio verso il dar-al-harb (che comunque per definizione andrebbe convertito con la Jihad alla “vera fede”). Certo l’Occidente ha le sue colpe: si è svenduto ed ha abdicato si suoi principi per il denaro o la convenienza politica contingente, lasciando degenerare una situazione che già si poteva intuire dagli esiti disastrosi a lungo termine. A questo possiamo aggiungere in questa complessa equazione la distinta matrice islamica antisemita e fortemente antagonista ed aggressiva verso il colpevole di takfir (apostasia): matrice mai emendata, mai reinterpretata, mai rivisitata. C’è questa componente dietro a molte guerre con l’Occidente, fra paesi islamici ed addirittura all’interno di un singolo paese, fra fazioni religiose diverse (sunniti contro sciiti, salafiti contro sciiti etc.). La summenzionata chiusura verso l’esterno è pressochè totale, anche per questo pare ragionevole asserire che sia possibile solo all’Islam riformare e rivedere l’Islam, effettuare la separazione del potere temporale da quello spirituale ed avviarsi verso la modernità. Anche l’Occidente potrebbe e dovrebbe darsi da fare aiutando, monitorando ma soprattutto introducendo il modello democratico ed i suoi principi ispiratori e sostenendone l’innesto in uan società fortemente impermeabile ad ogni cambiamento. Se chiuderemo gli occhi, anzi se continueremo a farlo come stiamo facendo adesso, per puro calcolo economico, commerciale o di politica internazionale, ci ritroveremo a dover affrontare una forza imbevuta di wahabismo preso direttamente dalle madrasse dell’Arabia Saudita o dalle loro versioni esportate, ed allora chi sa se saremo ancora in grado di vincere la guerra? Ottimo volume che spazza via molta retorica e cattiva storiografia e chiarisce molti aspetti su vicende controverse, come quella dei campi profughi palestinesi. Da leggere non per ricordarsi tutto alla fine (è impossibile), ma per aver una visione “a volo d’uccello” su tante vicende sentite di sfuggita, avere un quadro della situazione abbastanza aggiornato e capire con chi “abbiamo a che fare”, e perchè fa quel che fa.

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