commenti opinioni riflessioni

I bravi ragazzi e la logica del dominio

Il mondo è crudele. Ma non perchè è crudele di per se. O meglio, anche. Ma lo è soprattutto perchè lo rendiamo crudele noi. Noi esseri umani, nella nostra nuda e cruda umanità. Lo si vede nelle piccole cose, la corruzione della carne che fiacca la superiorità dello spirito, origine di tutti i più grandi sensi di colpa e punto focale delle religioni, è intimo recesso e minimo comune denominatore di tutti noi. E’ l’animalità, l’istintività a tratti attraente proprio perchè naturale, a tratti disdicevole, che non possiamo del tutto escludere e che ha – in vario grado a seconda del singolo – un determinato controllo sulle nostre azioni. Ma non interviene soltanto nel merito delle decisioni conscie ma anche di quelle inconscie, creando quei clichè e quei comportamenti codificati che caratterizzano tratti comuni a grossi gruppi di persone, folle, strati sociali, generi.

Da una parte la società si basa su un contratto redatto, stipulato e firmato con coscienza e rettitudine, con buon senso e sicurezza basata sulla fiducia verso un razionale autocontrollo. D’altra parte negare l’istinto è negare ciò che ci rende umani. A questa forzosa e faticosa sintesi fra l’alfa e l’omega è chiamato l’uomo, e l’impresa diventa sempre più ardua quanto più le regole sociali si complicano e si irrigidiscono allontanandosi dalla naturalezza della vita brada di branco degli albori della storia della specie. Qua e là fra le pieghe della quotidianità par di riconoscere quindi leggi immutate: prima fra tutte la logica del dominio e del conflitto come mezzo di soluzione delle controversie. Essa si palesa negli odii inutili al lavoro, nelle dispute sul parcheggio, nel non lasciar uscire i passeggeri della metropolitana prima di entrare nel vagone. Ma anche e spesso nell’attrazione: la vulgata sostiene che l’uomo “stronzo” è preferito dalle donne rispetto al posato calmo, riflessivo. Numerose le ipotesi all’interno dell’universo maschile per trovare la causa di siffatto comportamento: la prima e più popolare attriobuisce alle donne un tratto comportamentale masochistico innato. L’errore metodologico alla base di tale interpretazione a mio personale e modesto parere risale all’attribuzione al personaggio femminile sottoposto ad un ideale necessità di scelta fra i due tipi sopracitati di partner una totale consapevolezza e coscienza di ogni fattore. Coscienza che porta a valutare come più di valore alcune caratteristiche quali: maggiore cura dell’estetica o, se vogliamo coniugarla al contrario, minore anonimità;decisioni forti ed istantanee; forte autostima e proiezione dell’Ego; fascino comunicativo. Da qui il clichè per cui “i bravi ragazzi finiscono sempre in fondo alla fila“.

A mio parere alcuni elementi condivisibili o alcune osservazioni corrette possono però essere aggregati in una dimostrazione con una solo temporanea ed esteriore parvenza di consequenzialità logica. Partire infatti dal presupposto che l’irrazionalità non conti in una scelta comunque profondamente dettata dal gusto (=istinto) è una sciocchezza bella e buona. La mia tesi segue invece un filone di matrice meramente genetica. Indipendentemente da una serie di fattori valutativi legati alla struttura sociale ed economica, una donna ha un set di parametri innati dai quali non può sottrarsi. Il punto è sempre quello della logica animalesca del dominio. Un uomo molto razionale è poco “uomo” (nella declinazione del termine equivalente a “propensione all’irruenza”) in quanto non ha caratteristiche negative ma proprio per questo, non fa sentire la sua presenza  o la sua superiorità. Nella visione del mondo animale la femmina sceglie il maschio migliore, che garantisce o pare garantire migliori risultati dal punto di vista meramente riproduttivo. In questo ambito sessuale, in cui volenti o nolenti si devono recuperare istinti animaleschi , le variabili collegate ad essi assumono più valore ed i ruoli vengono ricalibrati: un uomo viene precepito tanto migliore quanto più aderente alla sua versione di “maschio della specie” che nell’atto deve appunto dominare una femmina sottomessa anche se consenziente. Tanto più è egoista o self-centered tanto più sarà in grado di “difendere la partner, la prole, la tana” da potenziali aggressori. Questi non sono veri e propri ragionamenti che vengono svolti consciamente, ma sono le direttrici inconscie della scelta. Ovviamente al giorno d’oggi esiste grazie alla liberazione sessuale, una decisa separazione dei due livelli: erotico/ludico ed erotico/riproduttivo. Anche ed a maggior ragione a causa di ciò nel primo caso molti elementi puramente razionali vengono eliminati creando spesso una divergenza sensibile nel risultato. Le modelle coi mariti vecchietti ricchi, bassi e pelati e l’amante maestro di surf ne sono l’esempio principe.

La palla ora dovrebbe tornare in campo maschile, con una serie di interessanti interrogativi dei quali vorrei evidenziare i principali:

  • Qual’è l’origine della maggiore reputazione e stima in campo maschile del primo tipo di persona? E’ anch’essa irrazionale?
  • E’ giusto accontentarsi del ruolo “toro da monta forever alone” o “uomo da sposare” assegnato indirettamente da aspetto, costituzione fisica e comportamentale?
  • Cosa dovrebbe fare una persona che si ritrovasse nella “categoria sbagliata”, qualunque fosse? Cosa potrebbe fare?
  • Possono a fasi diverse della vita alternarsi “ruoli” adatti o si rimane come si è dalla nascita?
  • Esiste una sintesi comportamentale che coniughi i vantaggi senza eccessivo cumulo di controindicazioni?

Elaborare una risposta corretta ed adatta ai giorni odierni è difficile, ma semplificare indebitamente e generalizzare grossolanamente addebitando un istinto suicida ad un intero genere è, per quanto rassicurante, una facezia da limitare ai gruppi di diciottenni ed alle conversazioni da bar.

Certo è che dalla “liberazione sessuale” del 1968 e nell’era dell’emancipazione femminile con i suoi pregi ed i suoi (non pochi) difetti, la giusta scossa alle fondamenta della fortezza inespugnabile della superiorità maschile dovrebbe indurre a rimodulare la coscienza di genere ed articolare una modernizzata ed attuale risposta su come porsi in dinamiche che presentano grosse novità ma una matrice ineliminabile. Sta a noi uomini dimostrarci all’altezza del compito.