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Il nostro futuro è nelle loro mani

Arrivo alla stazione di porta Genova, mentre sto salendo verso le piattaforme incontro una coppia. Lui è il capotreno o un funzionario delle ferrovie, lei è una bionda alta (con aiutini), tacco alto su stivale e gonna corta, pare una svampita ma ho imparato che nella vita le apparenze spesso ingannano e poi non voglio lordarmi col peccato di superbia pretendendo di aver inquadrato una persona in pochi secondi.

Timbro il biglietto e mi dirigo verso la cima delle scale, preceduto da loro. Quasi in cima vedo lei, intenta nella contemplazione del biglietto timbrato, che gli cammina a fianco. Questi giovani che, dal buio e dalla luce elettirca del tunnel della stazione si stagliano contro la luce naturale ed il cielo stranamente terso di Milano mi inducono a pensare: al futuro, alla giovinezza, alle generazioni che verranno, al lascito che ognuna fa alla successiva ed al capitale umano e culturale che possiamo e dobbiamo consegnare a chi ci seguirà, per il bene del mondo intero. Mi sembra già di voler loro bene, sono il simbolo di ciò che deve arrivare. Poi la grazia divina guarda in basso e mi vede, mi da la gioia ed il piacere di percepire uno scampolo, una fugace frazione di quella che immagino una lunga ed interessante conversazione.

Lei si volta verso di lui e dice: “Ma perchè il biglietto quì ha un buco?”

Sipario.