cattiverie riflessioni

Il tripudio della metainformazione

Estate di qualche anno fa. La stagione calcistica è in fermo totale. Niente serie A nè serie B, niente Champions, niente Coppe, niente di niente. I giornali sportivi sono in seria difficoltà editoriale, sono quasi obbligati a riportare notizie di partitine evidentemente di poco interesse perchè straniere o insignificanti perchè fra squadre tipo Lecco vs Sora.

Un importante giornale sportivo nazionale decide di riempire le pagine (notare il plurale) con il fantacampionato. Esso consiste nel prendere le squadre famose (che, ripetiamo, non stanno giocando in quel periodo) e farle giocare in una simulazione di calcio (un gioco come FIFA o PES). Nessun giocatore, semplicemente intelligenza artificiale contro intelligenza artificiale. Dopodichè si pubblicano i risultati e – attenzione – si confrontano le azioni del videogioco con le vere azioni eseguite nel passato da quella squadra.

San Valentino 2012, La Agenzia Giornalistica Italiana dedica una notizia sul sito ufficiale al Doodle di san valentino di Google.

In TV un telegiornale annuncia l’inizio di una nuova trasmissione televisiva e fa servizi sugli spettacoli trasmessi in televisione ed i loro protagonisti.

Fasce di orario televisivo vengono coperte non dagli show deleteri e stupidi (Il culmine è indubbiamente raggiunto da quelli di Maria de filippi , come “Amici”), ma da riassunti degli stessi, compilation dei momenti salienti, o commenti di terzi sui fatti accaduti.

Le definizioni sono sempre difficili ed ingannevoli. Di certo non si può dire che i “mezzi di comunicazione di massa” non abbiano avuto successo, che l’intento comunicativo non abbia avuto piena realizzazione e l’aspetto comunicativo pieno risalto. A mio personale parere c’è stata anzi persino un’ipertrofia di offerta, generata dalla disponibilità da parte di una cerchia progressivamente più ampia di soggetti delle risorse necessarie. A fronte di questa rapida escalation, facilitata anche dal calo dei costi di produzione, penso si sia però presentata una desolante tendenza allo zero del contenuto della comunicazione. Una progressiva estinzione della prospettiva informativo-utilitaristica del mezzo per privilegiare una versione meramente estetica-stilistica. L’esempio più palese è la deriva verso la totale mancanza di significato dell’appuntamento televisivo cardine e di riferimento per la missione informativa del servizio, il telegiornale. L’ultima espressione di questa evoluzione (involuzione) del mezzo è il florilegio dell’autoreferenzialità, che ricorda il metateatro di Plauto e di Goldoni. Gli esempi dati all’inizio della mia riflessione sono autoesplicativi ed indicativi di una pericolosa denaturazione che può trasformare un utile mezzo di comunicazione globale in un inutile mezzo di proliferazione di informazioni secondarie che, necessitando di filtraggio, renderebbero di fatto la vita più complessa invece che più semplice. E’ il caso di rovinarsi con le proprie mani per qualche malata logica commerciale? Queste sono le conseguenze di quando di un servizio pensato per l’uomo si perde o si sposta il baricentro, il focus. Non voglio fare l’illuminista ma l’uomo dovrebbe essere sempre al centro dello sforzo comune. Altrimenti, si rischia di perdere la strada fra i meandri della convenienza, del denaro, delle logiche di una società malata.