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Libri: Smart Mobs

In questo interessante testo di ormai qualche anno fa si affrontano vari temi intrinsecamente legati ad uno stesso fil rouge che li lega: le tecnologie smart in tutte le loro declinazioni. Le tecnologie mobili, quelle indossabili, quelle pervasive in molte varianti:smart rooms oppure addirittura polverizzate nell’aria. Si parla di come tutte queste tecnologie cambiano l’uomo: cosa potrà fare in futuro e come potrà farlo. Ma soprattutto come con la caduta verticale del valore commerciale del microchip sia possibile digitalizzare ed automatizzare vaste aree dell’esistenza, con ricadute sia positive che negative. E’ difficile riassumere 300 pagine in poche parole perciò accennerò solo ai temi fondamentali.

Chi leggerà questo libro avrà utili informazioni sulla connettività, sulla proliferazione di quest’ultima attraverso vie aeree (Wi-fi et similia), sulle evoluzioni della tecnologia e sulle sue possibilità. Imparerà come cambierà la vita attraverso l’uso di strumenti sempre più piccoli, attenti alle nostre esigenze ed interconnessi fra loro. Come queste reti di comunicazione, anche estemporanee e create al momento ad hoc, possono essere un nuovo capitolo per la socialità: iniziative sociali, giochi, informazione “dal basso”. Come la cooperazione può ottenere grandi risultati attraverso il modello del calcolo distribuito. Come le abitudini sociali dei giovani abituati alla tecnologia cambiano e rivelano una nuova concezione di partecipazione. Come si possa utilizzare la tecnologia per sviluppare comunità ben gestite ed in cui il bene condiviso non venga ipersfruttato da pochi a danno di molti.
Come si è tentato di trasferire in un “limbo” dove vivono milioni di persone – Internet – un metodo di autoregolazione caratteristico delle piccole comunità: la reputazione.
Come la tecnologia personale possa essere declinata in versione “assistenziale” o “aumentazionale” rispetto al “cliente uomo”.
Ma soprattutto questo libro introduce importanti suggerimenti ed indicazioni su come sbagliamo nella concezione moderna di tecnologia: non è soltanto questione di come utilizzarla, ma di come essa trasforma noi e le nostre vite, quindi di quanto cambiamo NOI stessi. E dalla critica alla tecnologia e dai pericoli insiti nella sua esistenza dovremmo estarre un messaggio costruttivo e positivo, anche se latore di una terribile responsabilità: che sta a noi non adattarci passivamente a ciò che creiamo, ma a capire anche quando e cosa tenere fuori dalla digitalizzazione del mondo. Perchè ci sono cose che una macchina non potrà mai afferrare.

PS qualcuno dica ai traduttori che “zumare” è una pessima traduzione di “zoom”.

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