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Games: Machinarium

Grazioso, essenziale, delizioso, impegnativo. Altro piccolo capolavoro indie (adoro la scena che si sta formando), Machinarium è un’avventura grafica. La storia è quella di un piccolo robot buttato in discarica che si “ricompone” ed entra in un mondo di robot dove dovrà superare ostacoli, risolvere enigmi e guardarsi da acerrimi nemici.

Delizioso lo stile nel disegno dei personaggi e degli sfondi, e quello delle animazioni. Queste ultime, poi, sono particolarmente accattivanti e foriere di ilarità improvvise. Per esempio, prendiamo il meccanismo con cui si è deciso di realizzare l’interazione uomo-gioco e di rendere il “dialogo”: quando qualche personaggio dovrà esprimere qualcosa, comparirà una nuvoletta stile fumetto all’interno della quale ci sarà un’animazione che mostra il concetto in modo divertente. Questo permette di non introdurre una soluzione di continuità rispetto al mondo fittizio creato per noi, fatto di robot che evidentemente non hanno bisogno della parola per esprimere concetti. Un posto particolare nel mio cuore è riservato al piccolo protagonista: è divertentissimo, ed è sorprendente come una “faccia” metallica sia stata resa espressiva oltre ogni aspettativa tramite piccoli dettagli, sottili ma indicativi.

Il tutto poi è “condito” da una colonna sonora e da effetti sonori perfettamente adatti al contesto ed alla dinamica della storia: niente di minimale nè di eccessivo. La musica di sottofondo si fa sentire e si fa notare senza mai andare oltre le righe, gli effetti audio sono spassosissimi e chiari, oltre che adatti.

Come avventura grafica, però, com’è? Sono contento di dire che neanche sotto questo aspetto Machinarium delude. Anzi sembra di essere alle prese con un’avventura grafica di altri tempi, difficile e con pochi aiuti. Purtroppo o per fortuna bisogna spremere le cellule grigie, e tutto ciò è reso ancora più complicato dal fatto che le interazioni sono “visibili” solo se direttamente attorno al protagonista. Quindi per verificare se è possibile raccogliere o usare qualcosa, bisognerà portarsi proprio li vicino. Altro alemento di diversità e di complessità è che il nostro robottino è allungabile (fino ad un certo punto), e certe operazioni sono possibili solo se “stirati” o “compressi”. E non pensiate che sia solo un modo per complicare gli indovinelli! Se allungherete il robot e vi dimenticherete di riportarlo nelle dimensioni normali, camminerà ondeggiando (e più lentamente) per non perdere l’equilibrio. Se lo “schiaccierete” camminerà più lento come quando voi stessi andate a gattoni.

Insomma oltre alla storia, alla grafica, all’animazione, allo stile, alla musica, agli enigmi, ci sono anche la cura del particolare e l’innovatività. Anche le classiche funzionalità dell’avventura grafica sono state riviste e corrette in versione Machinarium: parliamo per esempio dei suggerimenti. Per chi si ritrovasse involontariamente e frustrantemente bloccato, ci sono ben due aiuti: il primo più vago ma significativo è nell’interfaccia in alto a destra, il secondo, decisamente risolutivo, è come un manuale del gioco inserito nel gioco stesso. Ma per accedervi bisogna “aprire” il libro, che è bloccato da un lucchetto. Per farlo, si è piacevolmente obbligati ad un minigame a scorrimento orizzontale alla “space invaders” con una chiave che deve iconicamente raggiungere un lucchetto. Il livello sarà tanto più difficile quanto più a fondo ci saremo addentrati nella storia. Una volta ottenuto l’obiettivo il libro si aprirà e ci mostrerà l’intera sequenza della soluzione della schermata. Personalmente trovo questo sistema un giusto compromesso fra proporre enigmi elementari/ fornire senza fatica la soluzione e lasciare senza soluzione in mezzo ad un enigma complesso un povero giocatore (stupido e) spaesato.

In conclusione dico e ribadisco: il gioco vale il suo prezzo. Consiglio fortemente l’acquisto.