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Ristoranti: Bibiana

Dove: 1100 New York Avenue Northwest, Washington D.C.

Si potrebbe immaginare che un italiano abbia da ridire su un ristorante italiano all’estero. Ed infatti si immaginarebbe bene.

Non sono pregiudizialmente negativo nei confronti dei ristoranti italiani all estero, anzi al contrario li vedo con un occhio benevolo perchè essendo italiano so bene che non è possibile ricostruire il sapore della cucina italiana in un altro paese con ingredienti diversi.

Detto ciò però, non ho trovato particolarmente accattivante nè particolarmente buono alcunchè, ed il prezzo non era dei migliori. Ma andiamo con ordine.

ll locale è… un locale. Lo stile cerca di essere lussuoso, a mio parere senza riuscirci. Altro fattore che ha contribuito alla mia cattiva impressione, la temperatura: un freddo cane con aria condizionata spinta al massimo, in palese contrasto con la temperatura esterna. Non voglio pensare alle conseguenze dell’escursione termica in uscita dal locale per coloro che non sono coperti abbastanza e/o o non hanno uno stomaco resistente come il mio. Sono personalmente stato sfortunato anche nel posizionamento, fatto sta che ero proprio sotto il getto di un condizionatore/dispositivo tagliavento.

Il servizio era cortese ma pretenzioso, con inservienti educati e rispettosi ma che si vedeva lontano un miglio che ti disprezzavano e che la forma era garantita soltanto dalla lauta mancia che avresti lasciato. La qualità era buona, ma non più che buona, ed in un ristorante che fa di tutto per pretendere di avere un alto standard, è doveroso pretenderlo. Ad un certo punto a causa di una carta dei vini non perfetta abbiamo ordinato un rosso che in realtà non era un rosso (ovvero lo era, ma vinificato in bianco), ed il cameriere si è prodigato in spiegazioni innecessarie, quando bastava una semplice precisazione. La tempistica è stata abbastanza lunga, e non controbilanciata da una qualità eccelsa.

Il cibo era buono, ma poco. Intanto tengo a sottolineare come abbia utilizzato l’aggettivo “buono” rispetto a “ottimo”: tutte pietanze abbastanza saporite, abbastanza particolari, con ingredienti abbastanza buoni. Ma niente di trascendentale o di sublime. E ancora: tralasciamo il fatto che le portate non corrispondevano precisamente alla descrizione. Tralasciamo anche che gli accostamenti di sapori erano poco italiani e molto americani (ma bisogna adattarsi al mercato del paese, questo lo posso capire).  Ma questo morbo della pretenziosità si estende anche ai piatti: artistici simil-francesi con tanto stile e poco… cibo. La quantità è limitata se non esigua, e ciò (mi si permetta) a mio parere significa non cogliere l’essenza della cucina italiana che si promette di incarnare: buona e tanta. Si vuole fare un ristorante chic? Lo si faccia ma senza tentare di capitalizzare su più cose: aspetto francese, cucina italiana, ristorante chic. Il rischio è che per piacere a tutti non si accontenti nessuno.

Capitolo finale, il costo: alto. Troppo per quello che si è mangiato. Il prezzo del vino è decisamente spropositato ed il sospetto ricarico deve essere nell’odine delle migliaia percentuali. Sinceramente ho visto, mangiato e pagato di meglio.