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Body awareness

Io ed il mio corpo conviviamo in un rapporto abbastanza particolare. Ho una coscienza di me stesso e delle mie sensazioni corporali che va al di là della norma (a differenza, tanto per fare un esempio a caso, della parte emozionale).

A quanto pare sembra sia dotato di un amplificatore naturale per le sensazioni, che non si limita solo ai casi particolari (ferite, dolori, eventi straordinari in genere) ma vale anche per la vita quotidiana. Un bombardamento di notifiche che può essere positivo e utile o a tratti addirittura fastidioso e stressante. Percepire le contrazioni e gli spasmi involontari del corpo da una parte permette un maggiore (ma limitatamente maggiore) controllo su sè stessi, dall’altra ti condanna ad una vita da schiavo delle tue sensazioni corporee.

E’ strano e un pò spiazzante sentire l’effetto scossa elettrica, per esempio, dell ingerimento del sale. Ma col tempo si impara a riconoscere il significato dei formicolii o dell’oppressione di certe aree del cervello. Ad apprezzare la scarica alla colonna vertebrale che si riverbera nella base del cervello quando una bevanda fredda arriva in un certo punto dello stomaco. A stimolare certi punti della mano per combattere la stanchezza. A sentire delle “linee di forza” nel corpo che devono corrispondere a fasci di nervi o di muscoli, visto che quando manipoli un punto della linea influisci anche sugli altri (se sono abbastanza vicini). A gestire il fatto che non senti la fame. A utilizzare il livello di salivazione per determinare il tuo bisogno di cibo. A misurare il livello di benessere del tuo corpo in base ai “colpi di coda” della colonna vertebrale. A stendersi ed ascoltare le contrazioni del’intestino subito dopo mangiato.

Col tempo, però, si sviluppa una specie di rapporto con un altro te stesso, quello fisico. Un amore/odio verso la carne e la tua fisicità a cui sei irrimediabilmente legato e che riesci ad individuare distintamente grazie a questa sensibilità aumentata. A volte distingui chiaramente cosa potresti fare e cosa ti impedisce di farlo, cioè uno status particolare del corpo: fame, stanchezza e mille altre motivazioni. E li ti senti intrappolato, una essenza pensante e ragionante, una volontà di fare racchiusa in una pesante armatura imprecisa e incapace. In quei momenti puoi arrivare ad odiarti ed a considerare la tua umanità come un fardello da sostenere, il cui mantenimento è un onere pesante e costoso in termini di risorse, pazienza, fatica e tempo.

Poi però capisci che la cura di te fa parte del gioco. Che il mantenimento è molto più semplice delle “pulizie di primavera” una volta all’anno. E che è uno strumento per renderti più efficiente, produttivo e pronto ad affrontare problemi e portare a termine ciò che ti proponi quando se ne presenta la necessità.

Ho fatto pace con me stesso, i miei numerosi io sono per ora in pace. Chissà cosa riserverà il futuro, nel frattempo “nessuna nuova, buona nuova”.