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Religione e gare canore

Mi è capitato di passare davanti alla televisione durante la finale di uno spettacolo televisivo a me completamente sconosciuto, un talent show chiamato “The winner is” e condotto da Gerry Scotty. Premesso che lui in sè è una persona simpatica, sono rimasto colpito profondamente dal simbolismo e dall’iconicità di un momento specifico della trasmissione: arrivati alla sfida finale, accompagnata da squilli di fanfare, scende dal soffitto dello studio televisivo la valigia col premio: centocinquantamila euro in contanti.

Sinceramente dubito che sia un caso, ma anche se lo fosse chiunque abbia studiato un minimo di drammaturgia non può che aver fatto lo stesso mio collegamento: quello al deus ex machina delle rappresentazioni classiche. Anche perchè la modalità era identica: la favolosa valigia risolutrice viene calata con le corde nel centro della scena.

E riflettendoci, in effetti non c’è niente di più azzeccato. Nella società moderna non c’è niente che venga venerato di più, niente che non si possa fare per lui e niente che possa fare di più di sua maestà, l’onnipotente Denaro. Immagino che la religione della modernità esiga i suoi riti.

Ed allora, buona visione.