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Libri: Un giorno come tanti

Cosa vuol dire l’Africa ed i suoi problemi? Cosa non capiamo di un continente? Quanto dolore c’è in una terra così bella? Questo è un libro che prova umilmente a dare qualche risposta attraverso la cronaca quotidiana di un medico di Medecins Sans Frontieres nel piccolo (e unico in una zona molto estesa) ospedale a Man, in Costa D’Avorio. Un diario di bordo lungo 6 mesi di febbrile lavoro, speranze, delusioni, dolori, felicità, scoraggiamento.

Vorrei dire che colpisce e fa riflettere, ma non colpisce e non fa riflettere abbastanza. Non colpisce abbastanza perchè per colpire dovrebbe svelare qualcosa di nuovo, mentre noi le cose raccontate le sappiamo benissimo,semplicemente non le vogliamo vedere. Non fa riflettere abbastanza perchè per quanto possa considerarsi terapia shock questa lettura, e per quanto sia meglio di niente, sono intimamente convinto che fra questi mondi abituati a standard completamemnte diversi ci sia un distacco incolmabile di vissuto, o meglio di non vissuto. Esperienze di questo genere non possono a mio avviso essere trasmesse per intero solo da descritte. Vanno provate. Per rendersi conto di una certa realtà di povertà e stenti. Per rendersi conto di una certa altra realtà di lusso e pretese eccessive spesso inguistificate. Per rendersi conto della coesistenza sulla crosta terrestre di universi idealmente e culturalmente antitetici. Per rendersi conto del dono della vita. Per rendersi conto della labilità, basata sulla dura realtà e sulla storia, dei proclami e dei diritti universali. Per rendersi conto del senso di impotenza fondato su lucide argomentazioni ed un’analisi serena ma impietosa di una situazione pressochè irreversibile (per modo di pensare, tradizione, storia, situazione politica, cultura). Per rendersi conto che di fatto non siamo tutti uguali, che la sorte è beffarda e che niente è bianco o nero, che non fare niente è colposo da parte nostra (omicidio colposo, direi!) ma allo stesso tempo che, al di là di colpevolizzazioni ormai fuori tempo per un passato coloniale lontano, di colpa ormai l’occidente ne ha poca. Le cose sono come sono. E ci vorrebbe un mare infinito di aiuti, al di la della forza di chiunque, per colmare un canyon creato da molto più della semplice povertà.

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