cattiverie vita

Il karma e la vendetta per conto terzi

Sul più efficiente e funzionale treno ora esistente sulla rete italiana gestita da Trenitalia, Frecciarossa, classe business. Posti preassegnati alla prenotazione.

All arrivo constato la presenza il bivacco di alcune persone con relativo bagaglio nell’atrio del vagone. Prendo posto. A rischio di risultare stucchevole e/o di sembrare vanitoso sottolineo al lettore come la business sia la prima classe, quella più di lusso in assoluto. A fianco ho una coppia con carrozzina ovviamente non ripiegata e marmocchio al seguito. Trattasi di infante in fasce. Su tre posti, due sono occupati da costoro, uno opposto all’altra, ed un terzo è libero, a fianco dell’uomo. Faccio a tempo a notare fugacemente tutto questo prima di affondare nella carta stampata. Dopo poco la mia lettura viene interrotta da parlottio di volume sufficientemente elevato da trapassare la porta automatica che divide l’atrio dello scompartimento dal vano dove sono poste le file di sedili. Non mi è difficile intuire, correttamente peraltro, il motivo del trambusto. Essendo una classe ed un treno a posti assegnati, le persone in piedi nell’atrio del vagone non potevano essere che persone che tentavano di imbucarsi senza pagare. Mi sporgo leggermente ed intravedo la figura dei controllori intenti al loro faticoso lavoro. Ignoro l’accaduto e prosieguo nella lettura. Il parlottio prosegue e pare aumentare di volume. Scocciato, cerco conforto in uno sguardo di comprensione da parte dei miei compagni di viaggio. Quello che invece trovo ha dell’incredibile. La “lei” della coppia seduta vicino a me ha signorilmente preso la arbitraria quanto autonoma decisione di allattare il bambino. Ed ha preso anche la arbitraria quanto maleducata decisione di evitare la fatica di alzarsi dal posto. Ebbene si, la signora (mai titolo fu così inappropriato) ha sbottonato la camicetta e sta allattando il pargolo en plein air. Inutile dire che sono allibito, costernato, ma riesco a non proferir verbo nonostante pensi intensamente alla reistituzione della Buoncostume.

Nel frattempo la rumorosa divergenza a cui ho accennato prima pare quietarsi, con un pauroso sincronismo fra il definitivo abbandono die toni concilianti da parte dei controllori e la minaccia di far scendere gli onestissimi passeggeri alla prossima stazione (“ma perchè aspettare così tanto?”, penso io). Attraverso le lamentazioni e le obiezioni, sembra finalmente risultare chiaro che l’unica alternativa rimasta sia aprire il portafogli. Pagata l’ammenda, però, i burini diventano passeggeri a tutti gli effetti e quindi hanno il diritto di accomodarsi. Ecco quindi questi burini passeggeri entrare nella zona dei sedili per accaparrarsi un sedile libero a caso, visto che senza biglietto non hanno nemmeno avuto una prenotazione. Ed ecco uno di loro sedersi vicino al tizio che ostenta indifferenza mentre il primo venuto guarda le tette alla sua donna. Non credo questa situazione accadrà mai più. Ecco come il Fato ha voluto insegnare una lezione di vita e stile risparmiandomi la figura di quello con la puzza sotto il naso che sale in cattedra.

Come è misera questa mia vita, fatta anche di tragiche, crudeli, piccole, amare soddisfazioni.