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Libri: The curious case of the dog in the night-time

Questo è un libro indubbiamente particolare, che tuttavia non è riuscito particolarmente a conquistare il mio cuore. Sicuramente l’impostazione è del tutto originale. Ci troviamo di fronte infatti, almeno apparentemente, ad un testo scritto da un bambino di quindici anni, per di più affetto da sindrome di Asperger.

Questa prospettiva unica ed alquanto bizzarra è di fatto la forza propulsiva dell’intero romanzo. E’ attraverso gli occhi di Christopher che vediamo una realtà in cui ci riconosciamo, quella degli adulti, riflessa sulle due lenti dell’infanzia e della malattia. Il fiocco di neve che provoca la valanga è uno strano e misteriosissimo (almeno agli occhi di un bambino) omicidio. O meglio (permettetemi il neologismo), canicidio.

Le “indagini” sulla morte di quel cane avranno effetti a cascata sulla vita del bambino, fra cui il disvelamento progressivo di una situazione familiare tipicamente “adulta”. Dalla scoperta di un passato nascosto prenderà spunto una rocambolesca avventura nel presente.Tipico romanzo di formazione attraverso il viaggio (del corpo e dell’anima), questo libro ti aiuta a capire meglio il senso delle dimensioni, applicato però ad un’intera esistenza.

Nella vita non si è mai arrivati e si impara sempre qualcosa, è però la percezione che cambia radicalmente. E la percezione fa un mondo di differenza. Per un bambino tutto è più grande e confusionario; trovare un ordine e gestire il magma caotico della vita e della quantità abnorme di informazioni che l’accompagna è molto complicato. Ed in particolare lo è ancora di più per chi soffre di sindrome di Asperger. E’ interessante calarsi in questo mondo e riflettere sul modo in cui si vive, dando per assodato per chiunque vediamo che abbia la stessa percezione della vita e spesso persino la stessa nostra concezione del mondo. Qui invece impariamo come un piccolo passo in avanti per alcuni sia enorme, come a volte il coraggio sia semplicemente una lotta per sè stessi e contro sè stessi, come le persone fisicamente vicine a noi possano vivere in mondi intellettuali diversi, irraggiungibili e separati anche se con la loro peculiare ragion d’essere. Alla fine si tratta di capire se questi mondi separati (non per niente nel libro si parla molto di pianeti) possano convivere e come; cosa si possa condividere e cosa verrà irrevocabilmente separato e rimarrà appannaggio esclusivo del singolo. E’ altrettanto interessante scoprire come certe condizioni mentali possano persino essere viste come opportunità, data la straordinaria capacità di queste persone in particolare, per esempio, di concentrarsi e specializzarsi su singole attività o campi del sapere.

E’ un peccato però che questo messaggio venga un pò sprecato. La novità della visione deformata passa abbastanza velocemente (in più non riesco a scuotermi di dosso la sensazione istintiva che l’autore abbia deciso scientemente di indulgere in tipicità del “malato” per aggiungere qualche pagina) e, quando dovrebbe essere sostituita dalla storia della famiglia del bambino e dalle sue vicende… beh non trova gran che. Bisogna ammettere che ci sono un paio di interessanti colpi di scena, detto ciò la trama non è di altissimo livello. Non che fosse richiesto un intreccio degno di un film di James Bond, per carità, ma qualcosa di più forse si. La mia percezione personale è di disarmonia e mancanza di misura nella “gestione” dell’intero libro, un generale problema di tempistiche.

Si può approssimamtivamente dividere il libro in 3 parti. Una prima parte di “acclimatamento” del lettore al punto di vista del narratore; una seconda di “scoperta” di certi fatti; ed una terza di svolgimento delle azoni presenti, quella più assimilabile ad una “avventura”. Bene, la prima è lenta. Va bene che ci si deve abituare ma cavolo, ci vuole così tanto? La seconda è abbastanza lunga anch’essa ma per fortuna c’è la voglia della scoperta che ti aiuta a girare pagina, ed i coup de theatre aiutano molto (possiamo dire quindi che questa sia la meglio studiata). Quando poi si passa finalmente all’azione questa dura poco. Non solo, ma succedono un paio di cose e poi… finisce il libro. E’ proprio quest’ultima parte che ritengo quella in generale più manchevole, a maggior ragione perchè due terzi del romanzo sono stati statici. E’ veloce e non ti da nemmeno il tempo di commuoverti o di smaltire la genuina ansia per la sorte del bambino. E’ come fare la presentazione di una barca creando la suspense e l’aspettativa per il Titanic e poi presentare la barchetta fatta con la carta di giornale. Oppure fare vedere davvero la punta della prua del Titanic, ma poi chiudere l’evento perchè “abbiamo finito il tempo a disposizione”. Il finale è semi-repentino e quasi inconcludente. Hai voglia di sapere come andrà a finire DAVVERO, ed invece ti trovi improvvisamente da solo senza questi tuoi personaggi, come se avessero deciso di tagliare il libro con la mannaia del macellaio. Va bene che la vita è infinita ma il racconto sembra onestamente troncato, e non in una situazione di particolare stabilità, anche se temporanea. O forse queste mie sono tutte sensazioni derivate dalla delusione scaturente dalla realtà. E cioè che, semplicemente, non succede un gran che. E non aiuta il fatto che questa povertà di contenuto non sia sorretta dal punto di vista della veicolazione di messaggi, insomma è povero anche il comparto comunicativo. E’ come se avessero deciso di limitarsi al messaggio della visione diversa della vita dettata dalla malattia ed a quello su come gli errori pesino sulla propria e sull’altrui vita. Come se per l’ultima parte del romanzo avessero finito le cose da dire. C’è una specie di salto di coerenza comunicativa, è come un mini romanzo per bambini avventuroso alla  “Le avventure di Tom Sawyer” attaccato alla fine di un romanzo più introspettivo alla Pirandello. Un libro che ti crea aspettativa e poi la soddisfa in minima parte non è in grado di gestire il lettore, e paga per questo.

Detto ciò, la prosa è piacevole con alcune divertenti sorprese alla fine di alcuni capitoli (la cui numerazione è altrettanto spassosa). Quindi come romanzo leggero è assolutamente valido e consigliabile. Detto ciò mi ha un pò lasciato l’amaro in bocca, proprio perchè ci vedo molto potenziale sprecato. Ci sarebbe potuto essere molto altro da dire e non si è stati in grado o non si è voluto farlo. Sarei quasi felice di sapere che la vera motivazione per tutto questo fosse la preparazione di un secondo libro, la continuazione. Ma lo ritengo estremamente improbabile. Tuttavia la speranza è l’ultima a morire, non ci resta che attendere.

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