Nelle case italiane l’albero sintetico supera quello naturale. Singolare atto di inconsapevole coerenza. L’albero, primo e principale simbolo del Natale, è l’ultimo tassello. L’ultimo atto di una tragica commedia. Per una festa svuotata di ogni significato religioso (che bacchettoni!), per una festa svuotata di ogni significato morale o comportamentale (che palle!), per una festa diventata occasione di sfoggio della ricchezza (palese contrasto col suo spirito originario), di formalità e regali obbligati dalla civiltà dei consumi, insomma per una festa finta mi pare che un albero finto, un simbolo finto sia più che appropriato e peculiarmente iconico.
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L’orrore cartaceo quotidiano
Ogni giorno prendo qualche giornale gratuito mentre vado al lavoro in metropolitana. Ogni giorno lo apro per informarmi sull’attualità. Ogni giorno non posso fare a meno di notare come la sezione “Sport” (dove “Sport” è uno pseudonimo di “Calcio”) sia pari a circa il 50% del giornale. Il 15-20% tratta di tecnologia (orientata a consigli per gli acquisti, senza l’introduzione di alcuna nozione tecnica) e di gossip. L’esile 30% rimanente è infine destinato ad una compressa e sintetica trattazione di fatti locali ed internazionali, economia, cultura etc. Insomma tutti quegli argomenti secondari che non importano a nessuno. Notevole come ciò sia costante e nemmeno il periodo di crisi abbia condotto ad una coscienziosa considerazione della necessità di rivalutare e rivedere le priorità. Tutto invece procede spedito e stabile: andiamo nel burrone del suicidio culturale ed intellettuale, ma ci andiamo con una rassicurante andatura priva di scossoni.
Ode to my Boss
Lei è più deprimente della nebbia vigevanese che si alza a banchi dallo stradone.
Lei è più incorporea di un fantasma. Come lui non parla, non vive, non esiste.
Ma la Sua pesantissima assenza, che è insieme anche presenza, aleggia su ogni remoto angolo di questo ufficio e ne permea l’aria.
Aria che pesa sulle mie spalle come un lugubre fardello.

