Il tripudio della metainformazione

Estate di qualche anno fa. La stagione calcistica è in fermo totale. Niente serie A nè serie B, niente Champions, niente Coppe, niente di niente. I giornali sportivi sono in seria difficoltà editoriale, sono quasi obbligati a riportare notizie di partitine evidentemente di poco interesse perchè straniere o insignificanti perchè fra squadre tipo Lecco vs Sora.

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Internet, SOPA & Co. e la libertà

Quasi ogni forma moderna di commercio si basa sul concetto base di scambio. Lo scambio è per definizione una forma di transazione “a somma zero”, mutuando la definizione della teoria dei giochi. Il concetto base è che se io compro una casa e te la pago, io perdo i soldi e guadagno la casa mentre tu perdi la casa ma guadagni il denaro. La somma dei vantaggi e degli svantaggi è 0, senza ovviamente considerare truffe o volontarietà nel perdere o guadagnare qualcosa. Pochissime transazioni “naturali” sono a somma non-zero (qui si presuppone solo nell’accezione “vantaggio per entrambi”). Gli esempi più evidenti sono il sesso e lo scambio di idee.

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La transizione simbolica

Nella vita di ognuno i simboli sono importanti. Sono un modo per concentrare il messaggio di qualcosa di esteso, di complesso, in un significante semplice che rifletta in qualche modo le caratteristiche del significato. Il simbolo però assorbe anche caratteristiche attinenti al significato e non direttamente riconducibili ad esso. Questa tendenza si accentua man mano che il simbolo acquista sempre più valore per la collettività: immaginiamo per esempio la croce oppure, all’estremo opposto, la croce uncinata nazista. Questa idea base di un oggetto o di una figura tracciata che assomma in sè tramite il riconoscimento pubblico un significato condiviso viene dalla notte dei tempi, ed il perpetuarla è figlio di una tradizione storica dell’umanità. Almeno lo era fino a poco tempo fa. Ora le regole sono cambiate ed il senso della realtà è cambiato con loro.

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I bravi ragazzi e la logica del dominio

Il mondo è crudele. Ma non perchè è crudele di per se. O meglio, anche. Ma lo è soprattutto perchè lo rendiamo crudele noi. Noi esseri umani, nella nostra nuda e cruda umanità. Lo si vede nelle piccole cose, la corruzione della carne che fiacca la superiorità dello spirito, origine di tutti i più grandi sensi di colpa e punto focale delle religioni, è intimo recesso e minimo comune denominatore di tutti noi. E’ l’animalità, l’istintività a tratti attraente proprio perchè naturale, a tratti disdicevole, che non possiamo del tutto escludere e che ha – in vario grado a seconda del singolo – un determinato controllo sulle nostre azioni. Ma non interviene soltanto nel merito delle decisioni conscie ma anche di quelle inconscie, creando quei clichè e quei comportamenti codificati che caratterizzano tratti comuni a grossi gruppi di persone, folle, strati sociali, generi.

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Isolazionismo permanente

Non prendiamoci in giro, non sono uno di quelli che in metropolitana leggono sempre.

Leggo spesso, ma non sempre.

Non prendiamoci in giro, non sono nemmeno uno che se non fa niente e si reca da un posto all’altro sta sempre zitto ed in perenne allerta.

Non lo faccio, e spesso ascolto musica mentre effettuo un veloce cambio di location in città.

Però, però. Le cuffie a padiglione, quelle che chiudono completamente al loro interno l’orecchio mi infastidiscono. E non per la loro natura, dato che le uso anch’io a casa, al PC. Ma per il messaggio.

Guardiamoci: siamo isolati. Isolati negli uffici quando fuori c’è una bella giornata, isolati in una vita sociale che limitiamo ai nostri amici stretti in poche ore del fine settimana, generlamente una sera sulle sette disponibili gentilmente fornite da Kronos.

Isolati da una società pericolosa che ci chiude in gabbie mentali e timorosi dell’altro da sé. Isolati da una ogica commerciale che vuole proibire la condivisione per venedere a ciascuno separatamente una copia del prodotto.

Gli unici sprazzi di una socialità connaturata nell’uomo e violentemente negata sono nei tempi morti o di contiguità spaziale forzata, proprio come la metropolitana o la strada. Tutto ciò, insomma, che non è luogo di aggregazione volontaria ma casuale come l’atrio di una stazione. Luoghi dove non ci sono prerequisiti, dove non ci sono restrizioni di accesso e partecipazione. Lì è ancora possibile avere qualcosa con cui relazionarsi, avere una migliore percezione di sé attraverso il confronto con l’altro da sé.

Ma l’individualità è ormai diventato individualismo, il grande passo è compiuto e noi abbiamo interiorizzato l’isolazionismo, progressivamente è sempre meno imposto ed emana dall’interno di ognuno di noi.

Non siamo più isolati, ci isoliamo. E mentre gli auricolari normali lasciano ancora entrare i suoni esterni, le cuffie a cupola sono la soluzione finale. E balza all’occhio della mente la monade della filosofia greca.

Benvenuti all’era della globalizzazione. Benvenuti al trionfo delle telecomunicazioni. Benvenuti all’abbattimento delle barriere.