Macelleria vezzosa

In una via di Milano che non voglio nominare (appellandomi al comune senso del pudore) un negozio vende ai passanti qualcosa di molto particolare: carne umana. C’è di tutto: anche, spalle, piedi, mani, gambe, braccia. Tutto lì, in vetrina, di fronte agli occhi di tutti.

E’ la vetrina di una palestra dal consumo veloce. Si entra, si corre, si esce. Si entra, si fa la cyclette, si esce. Si entra, si da spettacolo, si esce. Spazio ristretto, poche macchine, poco tempo. Ma la cosa più decisamente strabiliante è quanto questa iniziativa imprenditoriale sia perfettamente adatta alla società moderna: dove il culto del corpo e della bellezza fanno da padroni, cosa c’è di meglio che creare uno spazio che mostri il modello virtuoso da seguire? Dove l’esercizio serve, più che per il benessere, per avere una forma corporea da poter sfoggiare con gli amici e gli estranei, perchè non creare uno spazio espositivo apposito? Tutto ciò è così biecamente e malvagiamente coerente, che mi spaventa. Del resto cogliere l’idea originale che interpreti le necessità del mercato moderno… è il cuore del business. Tutto torna, sono io che non torno. Andrò a farmi un corso d’aggiornamento.

Commiato dalla grande “F”

Ci sono stati tanti periodi diversi nella mia vita, e ogni volta non avrei scommesso una lira ( un millenovecentotrentaseiesimo di euro!) su se e cosa sarebbe successo dopo. Avrei cambiato idea? Sarei rimasto per sempre così? Avrei avuto un’altra fase? Buio pesto cari signori. Quindi non accolgo con particolare stupore l’avvento di questo mio ulteriore cambiamento nè tantomeno mi azzardo ad astrologare su un futuro incerto.

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Religione e gare canore

Mi è capitato di passare davanti alla televisione durante la finale di uno spettacolo televisivo a me completamente sconosciuto, un talent show chiamato “The winner is” e condotto da Gerry Scotty. Premesso che lui in sè è una persona simpatica, sono rimasto colpito profondamente dal simbolismo e dall’iconicità di un momento specifico della trasmissione: arrivati alla sfida finale, accompagnata da squilli di fanfare, scende dal soffitto dello studio televisivo la valigia col premio: centocinquantamila euro in contanti.

Sinceramente dubito che sia un caso, ma anche se lo fosse chiunque abbia studiato un minimo di drammaturgia non può che aver fatto lo stesso mio collegamento: quello al deus ex machina delle rappresentazioni classiche. Anche perchè la modalità era identica: la favolosa valigia risolutrice viene calata con le corde nel centro della scena.

E riflettendoci, in effetti non c’è niente di più azzeccato. Nella società moderna non c’è niente che venga venerato di più, niente che non si possa fare per lui e niente che possa fare di più di sua maestà, l’onnipotente Denaro. Immagino che la religione della modernità esiga i suoi riti.

Ed allora, buona visione.

Darwin, everyday

Ogni giorno, volenti o nolenti, indipendentemente dalla nostra indole e naturale propensione alla socialità, ci ritroviamo circondati ed immersi nell’altra varia umanità che popola il globo. Il che in un certo senso è anche meglio, in quanto in teoria l’uomo, quale animale sociale, è più sano e riesce meglio a definire sè stesso attraverso le relazioni sociali. Proprio in quanto condizione irrinunciabile ed ineluttabile, non si afferra il motivo per cui non approfittare della “situazione” per condurre delle osservazioni sul panorama di esperienze, comportamenti, ragionamenti che ci circonda, condensato in decine di chili di carne.

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Del buio e della luce

Odio le giornate in cui diventa buio subito. Non odio il buio, intendiamoci, anzi mi ci trovo bene. E’ come una coltre nera che ti protegge e ti rende impenetrabile, inarrivabile, indecifrabile. Ha un enorme fascino. Io parlo e penso male delle giornate invernali, quelle corte, cortissime. E’ come se ti ricordassero che un altro giorno della tua vita è finito e ne hai uno in meno da vivere…

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