L’isola della felicità – a Milano (prezzi modici)!

In metro mi passano un volantino pubblicitario di un centro massaggi, “L’isola felice”. Ad occhio, pare proprio un’isola che rende felici, almeno alcune parti del corpo. Devo ancora comprendere appieno la necessità e la coerenza col contesto di inserire nel volantino immagini di ragazze orientali in sottoveste e calze a rete. Si accettano suggerimenti.

La transizione simbolica

Nella vita di ognuno i simboli sono importanti. Sono un modo per concentrare il messaggio di qualcosa di esteso, di complesso, in un significante semplice che rifletta in qualche modo le caratteristiche del significato. Il simbolo però assorbe anche caratteristiche attinenti al significato e non direttamente riconducibili ad esso. Questa tendenza si accentua man mano che il simbolo acquista sempre più valore per la collettività: immaginiamo per esempio la croce oppure, all’estremo opposto, la croce uncinata nazista. Questa idea base di un oggetto o di una figura tracciata che assomma in sè tramite il riconoscimento pubblico un significato condiviso viene dalla notte dei tempi, ed il perpetuarla è figlio di una tradizione storica dell’umanità. Almeno lo era fino a poco tempo fa. Ora le regole sono cambiate ed il senso della realtà è cambiato con loro.

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Milano, I love you

Milano, metropolitana. Signore anziano e signora anziana entrano nel vagone pieno con aria stanca. Due soli posti liberi davanti a loro. Signora anziana si siede. Signore anziano sta per sedersi. Signore anziano guarda il sedile. Signora anziana sta già guardando anche lei il sedile, poi alza gli occhi ad incontrare quelli del marito. Sul sedile un adesivo “riservato disabili”. Nessun disabile in vista nel raggio di chilometri. Il signore anziano guarda la moglie. Poi si sposta un pò e si mette vicino a lei.

Ma in piedi.

I love Milano.

8 personaggi in cerca di casa

Questa mattina nel mio ufficio va in scena un’asta giudiziaria!

Arrivo a lavoro meno svogliata del solito pregustandomi scene degne di un film americano ed infatti non resto delusa.

I personaggi ci sono proprio tutti.

La coppia giovane e fresca di matrimonio con il sogno di comprarsi una casetta a basso (?) prezzo e lasciare così il monolocale in affitto,

la vecchina con nipote e agente immobiliare succhiasangue al seguito,

il signorone in giacca cravatta e doppiopetto, rassomigliante ad un magnate russo, amministratore delegato di una società arrivato in pompa magna con tanto di avvocato al seguito,

la coppietta omosessuale silenziosa e riservata,

il signorotto barbuto di mezza età con procuratrice legale e parente non meglio identificato,

la coppia un po’ più attempata con architetto e altro parente non meglio identificato,

il trio formato da avvocato, avvocatessa e consulente resosi reo di aver tentato la gabola fino al giorno precedente

ed un uomo sulla quarantina tutto solo che, in mezzo a questa caciara tutta italiana e poco americana, si sarà sentito probabilmente fuori luogo.

Gli otto offerenti si trasformano quindi in un gruppone di 19 persone che assiepati nella nostra striminzita saletta riunioni partecipano alla grande commedia in qualità di protagonisti, spalle o semplici comparse.

A me invece è stato affidato il più divertente ruolo di pubblico.

Parte l’asta. Prezzo base 288.000 euro, offerta più alta 300.000 euro.

Al via con i rilanci.

Inizialmente è il dirigente tutto d’un pezzo a farla da padrone partendo con rilanci esagerati mirati ad accaparrarsi la nuova sede di una sua società satellite. Subito lo eleggo come eroe della giornata e potenziale vincitore. Quacuno tenta timidamente un’offerta e poi passa il resto del tempo a farmi compagnia tra il pubblico, qualcuno nemmeno ci prova.

Dopo qualche sporadico ed inutile tentativo ecco che l’occhio di bue si ferma sue due persone agli estremi del tavolo che rimbalzano da destra a sinistra rilanci minimi di 1.000 euro. C’è la simpatica vecchiettina che fa la sua offerta solo dopo che l’agente immobiliare, dopo aver scambiato un’occhiata con la nipote, le passa il pizzino con indicato il prezzo da ripetere dopo di lui a memoria. Lei esegue il tutto con aria di chi-me-l’ha-fatto-fare e io me la immagino seduta in mezzo ad una stanza, legata ed imbavagliata con la nipote che, in combutta con l’agente immobiliare suo amante, la obbliga con chi sa quale minaccia a firmare la proposta di partecipazione e ad eseguire durante l’asta tutti i suoi ordini per poi accaparrarsi a spese di nonnina una casa in cui vedere l’amante di nascosto.

Al lato estremo del tavolo nelle vesti di nemico abbiamo la procuratrice del signorotto bonario e barbuto che replica incessantemente alla vecchina con l’aria di chi pensa “Offri pure quello che vuoi, tanto l’immobile sarà mio!”. Tranquilla, impassibile, a braccia conserte. Tanto i soldi non sono i suoi.

Si continua così per 30 minuti. Io, stanca di stare in piedi impalata, ogni volta spero che quei tre minuti maledetti scadano senza ulteriori rilanci. E quasi vengo esaudita.

meno 30

meno 20

10

5

376.000!!!

Azz..il colpo di coda dell’amministratore che con astuzia tenta l’ennesima carta all’ultimo secondo dopo aver seguito i vari palleggi tra le due con aria sorniona.

Sapevo che non mi avresti deluso! Sapevo che nn avresti ceduto così in fretta! Forza, continua così!

Ma subito vengo da lui delusa una seconda volta quando si zittisce definitivamente facendo come la volpe che non arrivando all’uva, sussurra all’avvocato “Tanto non ne vale la pena! Bah!”

Ma come? Mi arrivi qui tutto baldanzoso, hai l’aspetto di uno che venderebbe l’anima al diavolo per quell’appartamento e poi…”Non ne vale la pena”?

Che delusione. Abbondono così il mio eroe mettendo a tacere il lato in cerca di guerra e sangue pentendomi di aver puntato tutto sul Sig. Tutto fumo e Niente arrosto.

Ma ecco che in compenso un altro lato di me viene subito soddisfatto. Con estremo piacere la vecchina stanca dei continui soprusi, di fronte all’ennesimo pizzino dice ai due “Eh no eh, ora basta!”

Evvai nonnina! Alzati e prendi quei de farabutti a borsettate in faccia e vendicati dei loro misfatti!

Rimasta ormai l’unica in gara, la procuratrice sorride soddisfatta, ancora nella stessa posizione tenuta da un’ora e mezza…

meno 3

meno 2

meno 1

Aggiudicato!

L’ultima parola spetta, giustamente, al signore barbuto, in fondo è lui che ha vinto e si merita la battuta di chiusura: “Ma è possibile visitare l’immobile? Perchè sa…io per principio compro sempre a scatola chiusa”.

SILENZIO

APPLAUSI

SILENZIO

 

 

Ma quando entrerà in quella che ormai è a casa sua e si accorgerà che quella casa è tutta da rifare, gli piglierà un infarto?

SIPARIO