Adoro i videogiochi. Questo è il principio, l’assunto fondamentale. Senza questa premessa non esisterebbero le ore quotidiane passate su questa forma di intrattenimento, l’informazione e l’esplorazione a riguardo e tante altre cose, come questo blog.

Non mi dispiacciono nemmeno gli esports e sono abbastanza convinto che siano una forma di disciplina nella quale l’eccellenza si raggiunge attraverso una concentrazione ed una dedizione del tutto simili a quelle richieste da un canone olimpico.

Ritengo tuttavia che la maturità di una forma di espressione o di un’attività passi attraverso i modi in cui essa si palesa e si presenta all’esterno.

Ecco, credo che non sia per niente maturo scopiazzare le cose o uniformarle perchè si pensa che appaiano “cool”.

Parlo per esempio della posa a braccia incrociate, simbolo di attesa e pazienza. Ecco qualcuno ha creduto che fosse una posa molto figa e che trasudasse confidenza. Cosa che è parzialmente vera, in base al soggetto in questione, ma è episodicamente efficace.

Invece qualcun altro pensava fosse il prossimo livello dello sdoganamento dell’intrattenimento digitale agonistico. Da quel momento, tutti i team vengono ritratti come vedete in foto in cima all’articolo.

Lo stilema è diventato presto stantio e ridicolo ed ha presa soltanto sul pubblico dai 10 ai 20 anni circa. Gli altri, che hanno raggiunto un discreto livello di maturità, capiscono in modo palese quanto livello di imbarazzo ciò possa creare nello spettatore.

Attendo a braccia incrociate che il mondo degli esports si evolva e non cada in clichè che fanno più male che bene.

Perchè in un ambiente come quello dei mezzi di comunicazione tradizionali ogni passo falso sarà una scusa per irridere il “nuovo arrivato” e avvalorare la tesi che il gioco elettronico non è niente di serio.