La fase di beta test dell RPG piratesco Sea of thieves sviluppato da Rare studios per Microsoft ha evidenziato vari problemi di natura tecnica, del resto completamente comprensibili considerato il cappello “beta test”. E’ davvero antipatico però che per una determinata e non indifferente quantità di tempo il gioco sia risultato indisponibile ai beta tester.

Il rischio è che si riproduca l’effetto valanga (dal punto di vista della reputazione) della tech demo di Titanfall 2.

Sarebbe facile dare la colpa alle eccessive aspettative ed all’ignoranza degli utenti di fronte a un titolo in beta.

Tuttavia è inevitabile rilevare come il concetto stesso di beta sia stato col tempo sfruttato a fini pubblicitari come privilegio per chi ha pagato di più. Mi spiego meglio: spesso e volentieri fra la versione beta e quella della release non c’è alcuna differenza e la beta non è altro che il gioco completo reso disponibile qualche giorno o qualche settimana prima a chi ha preordinato (pagando denaro in più o in anticipo).

Abituare la customer base ad avere la qualità della release con giorni o mesi di anticipo è una politica cieca che confonde il concetto di beta con quello di early access, e che non poteva portare buoni frutti.

Ora siamo arrivati a sperimentarli di prima mano. Ne valeva la pena?