La caratteristica più distintiva di questi giorni di quarantena è sicuramente la possibilità di dedicarsi a dovere a delle attività che richiedono un tempo considerevole per essere svolte adeguatamente.

E’ quindi il momento – o meglio il mese – adatto per dare fondo alle proprie forze.
Obbiettivo: smaltire le “cose da fare” che tutti – compresi voi che state leggendo – hanno sempre presenti nel retrocranio.

E invece ciò non accade!
Stupore e raccapriccio avranno ormai colpito molti di voi alla constatazione di quanto i vostri piani di “grandi pulizie di primavera” siano andati orribilmente male.

Questo post vi darà più possibili spiegazioni per giustificarvi e fare pace con l’amara constatazione dell’imbattibilità della vostra TODO list

L’inconscio svelato

Il primo arcano da rivelare è un elemento di natura psicologica.
Sempre nel vostro retrocranio, assieme alle cose da fare e sepolta in un letto di mancanza di consapevolezza, c’è anche una calda e confortante sicurezza.

Essa alberga in voi (ed in me) in tempi normali e vi dice che potete autoassolvervi dal non elaborare quella coda di cose da fare perchè ne avete altre, quelle estemporanee di priorità maggiore, che hanno diritto di accaparrarsi il vostro tempo.

In casi eccezionali come questo però, la scusa non regge e siete messi di fronte alle vostre responsabilità.
Ed ad una presa di coscienza: perchè probabilmente spesso le cose che “sono rimaste indietro” sono cose che non volete fare davvero e vi stanno profondamente antipatiche, nonostante diciate il contrario.

L’ossessivo compulsività

Un’altra possibile ipotesi è che stiate effettivamente cercando di smaltire la lista ma siate come me: accumulatori seriali ossessivo compulsivi di cose da fare.

Una personalità multisfaccettata ed interessata a molteplici aspetti del reale non può fare altro che essere attratta da tante tematiche diverse.
Contemplandole, un povero essere umano possessore di tale personalità vagheggia di poterle approfondire debitamente, impiegando ovviamente la conseguente quantità di tempo e fatica richieste.
Nello svolgersi di tale compito, tuttavia, altre mille cose altrettanto interessanti passano davanti agli occhi di questo povero essere umano.
Egli, per senso di completezza, continua imperterrito nell’espletamento della sua attività iniziale, ma nel frattempo popola con le cose che ha visto passare davanti ai suoi occhi una lista virtuale.
Ebbene tale persona è quindi destinata alla perenne frustrazione: non solo di non vedere l’elenco di cose da fare diminuire, ma addirittura di vederlo aumentare senza controllo.

Il tempo in più… in meno

La terza ipotesi, quella decisamente più rassicurante, è che possiate di fatto avere meno tempo del solito.

Questo è molto probabile se lavorate (come me) in smart working.
Chiunque abbia sentito parlare dell’argomento con una deontologia professionale ed un codice morale mi ha confermato che tale pratica di fatto aumenta le ore di lavoro.
Con buona pace di chi sostiene che sia un paradiso e che la gente se ne approffitti per non fare niente, la realtà è che l’orario lavorativo si estende.
Alle 9 ore canoniche si aggiungono le tempistiche che solitamente sono utilizzate per i trasporti e la logistica, le pause caffè, e persino la pausa pranzo che si fa a casa in poco tempo invece che uscendo dalla sede di lavoro ed aspettando la cucina del bar o del ristorante.

La verità

Nonostate tutte queste motivazioni, false o vere che siano per voi, la verità ineliminabile è che il tempo si crea rivendicando la precedenza di sè e delle proprie necessità sulle priorità indotte dal contesto.

Perchè la nostra sopravvivenza ed il nostro benessere devono venire prima di ogni altra cosa.

In barba a tutto e tutti.

Joliet Jake